CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

operaio t31 gennaio 2017. Buste paga dell’industria cresciute del 2,5% in più dal 2013 ad oggi. Concordata una nuova distribuzione degli aumenti e stanziate nuove importanti risorse del Fondo Servizi Sociali a favore dei lavoratori che hanno subito la perdita delle retribuzioni nei fallimenti aziendali. Sono questi i punti fondamentali della verifica tra contratto e inflazione di ieri (lunedì 30 gennaio) tra le Federazioni Industria della CSU e l’Anis.

“Negli ultimi 4 anni – spiega una nota del sindacato - le buste paga dei lavoratori del settore industria sono aumentate del 4% contro un’inflazione del 1,5%. È importante ricordare che il contratto tra CSU e ANIS firmato nel 2015 stabilisce il diritto alla flessibilità d’orario per le imprese, entro determinati limiti, in cambio di protezione degli stipendi dall’erosione dell’incremento del costo della vita”.

Ecco nel dettaglio come verranno distribuiti gli aumenti: “Dal confronto con l’ANIS è scaturita la volontà di lasciare inalterato il 2017 e di confermare i restanti aumenti dilazionandoli fino al 2021, secondo la seguente scaletta: il 2018 rimarrà fermo e per i successivi periodi viene concordato: 0,8% per il 2019; 0,5% per il 2020; 0,5% per il 2021. Ciò dovrebbe consentire il riallineamento degli stipendi rispetto all’inflazione entro tale data”.

Lo slittamento al 2019 dell’aumento che sarebbe dovuta scattare nel 2018, spiega la Federazione Industria della CSU, è dovuto al fatto che “l’accordo raggiunto con l’associazione industriali non si è limitato a trattare solo di retribuzioni, ma ha previsto interventi importantissimi da parte del Fondo Servizi Sociali a favore dei lavoratori incappati nel fallimento della propria azienda e rimasti a credito di diversi stipendi”.

Nel dettaglio tecnico, la verifica prevista rispetto al quadriennio precedente indicava la rideterminazione degli aumenti, al rialzo o al ribasso a seconda dell’andamento dell’inflazione, qualora le previsione per il biennio 2015-2016 (il MEF la indicava al 2%) si rivelasse errata in misura superiore al 1%. Gli aumenti del biennio 2017-2018, pari al 1,2% e 1,8%, rispetto ad un carovita pari a 0, andavano quindi ritoccati almeno della differenza, ovvero l’1%.

Tale accordo non ha efficacia erga omnes, così come previsto dalla nuova legge sulla rappresentatività, ma solo per le aziende che applicano il contratto CSU - ANIS ed i lavoratori in esse occupati. Le parti però si sono impegnate a far sì che le trattative, previste da detta legge a partire da luglio 2018 ed a cui parteciperanno tutte le sigle sindacali e datoriali aventi i requisiti, conducano all’acquisizione dell’efficacia erga omnes dell’accordo raggiunto, attraverso le procedure indicate dalla legge stessa.

In tale circostanza tutti i lavoratori del settore avranno quindi la possibilità di discutere sulle diverse visioni di modello contrattuale presenti all’interno del movimento sindacale e decidere in merito.

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