CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

lavoro killerIl fenomeno delle imprese senza dipendenti è ancora molto forte, sono 2.781, mentre il settore manifatturiero si conferma il più capace a creare posti di lavoro. La maggioranza delle imprese è sotto i 50 dipendenti. Durante i dieci anni di crisi ne sono comunque sparire 1.200. Questo in estrema sintesi il risultato dell’indagine firmata da Daniele Bartolucci e pubblicata sull’ultimo numero del settimanale economico San Marino Fixing.

“Più della metà delle imprese sammarinesi non ha dipendenti. - così esordisce l’inchiesta del settimanale - L’anomalia del sistema economico del Titano non è ancora risolta, ma il trend sembra sia cambiato da qualche anno a questa parte e c’è un riequilibrio generale, anche in quei settori che storicamente incidono di più sulla quota “zero dipendenti”. La maggioranza sono medie e piccole Il quadro della situazione non è cambiato molto negli ultimi dieci anni a livello proporzionale, ovvero che la maggioranza delle imprese sammarinesi ha meno di 50 dipendenti. Così era nel 2007, così è anche nel 2016. Se si escludono le imprese con zero dipendenti, però, la fascia 1-4 è sempre quella più importante con 1.740 ieri e 1.650 oggi. E così quella tra 5 e 9: da 373 a 381 (questa l’area che ha perso di meno durante la cris).


Spariti un migliaio di COE senza addetti. Sulle 5.079 imprese attive nel 2016 (dato medio, fonte UPECEDS) ben 2.781 sono senza dipendenti. Un numero impressionante di aziende, nei vari settori, che probabilmente genera un fatturato, ma non crea né necessita di occupazione. E’ anche vero che solo pochi anni fa erano molte di più: 3.977 su 6.464 nel 2008. In pratica in una decina d’anni sono sparite circa 1.400 imprese in generale, e 1.200 erano quelle a “zero dipendenti”.

Professioni e Commercio i settori più interessati. Quali sono i settori con più imprese senza dipendenti? Ovviamente quello delle attività professionali, per sua stessa natura, è costituito per lo più da imprese che fanno capo all’imprenditore o comunque al professionista. Nella maggior parte dei casi (il 62%) questi non hanno dipendenti, così che nel computo totale, con 699 imprese, rappresentino il 13,8% di quelle che non hanno addetti. A seguire c’è il settore del Commercio, che con 458 imprese rappresenta il 9%. Anche in questo caso è facile immaginare il negoziante che gestisce la sua attività da solo, senza commessi o altro. Così anche per le attività Immobiliari, che rappresentano il 4,7% del totale, ma in questo caso ben l’82% delle imprese del settore non ha dipendenti. Interessante notare che anche nelle Costruzioni ci sono molte aziende senza dipendenti (il 54,1%), per il 4,1% del totale. Anche nell’Istruzione (80%), nelle attività Culturali e Artistiche (78,2%) e nell’Agricoltura, per ragioni molto simili tra loro, la presenza di imprese con dipendenti è minoritaria.


Manifatturiero: dove si crea occupazione Come detto, - continua San Marino Fixing - ci sono alcuni settori più “portati” ad avere un titolare che fa tutto e nessun dipendente. Mentre altri sono quasi “obbligati” ad avere dei collaboratori. I casi più importanti sono ovviamente Manifattura e Alberghi e Ristorazione, che si aggiudicano i primi posti in questa classifica insieme a Fornitura Acqua, Reti Fognarie e Gestione rifiuti. Anche in questi settori, quindi, ci sono delle situazioni di “zero dipendenti”, ma in misura molto inferiore che negli altri settori. Del resto l’industria, storicamente e anche per sua stessa natura, è il settore dove da sempre viene generata più occupazione. I numeri sono abbastanza chiari: il manifatturiero occupa quasi 5.500 persone, ovvero più di un terzo della forza lavoro nel settore privato. Ed è anche il settore che, più di altri, ha saputo reagire in questi anni alla lunga crisi economica e finanziaria che si è abbattuta sul mondo occidentale e a San Marino.


Disoccupazione: le scelte politiche. Di fronte a questi numeri, - conclude l’inchiesta - al netto delle caratteristiche evidenziate (i professionisti sono e restano professionisti, difficile che assumano personale come un’altra impresa), la politica deve confrontarsi con le priorità del sistema economico e sociale del Paese. Se la priorità è quella del lavoro, ovvero la lotta alla disoccupazione che, negli anni scorsi, ha raggiunto livelli record, allora l’azione legislativa dovrebbe (se non deve) porsi come obiettivo quello di aumentare l’occupazione. Ciò significa agevolare le imprese a svilupparsi, ad essere sempre più competitive sui mercati interni ed esteri, in modo tale che siano incentivate e “spinte” anche ad assumere personale. La domanda successiva è: quali sono le imprese e i settori che possono garantire più occupazione, se sviluppati? Il quadro disegnato pocanzi dimostra che ci sono settori che, per natura o per necessità, possono dare occupazione più di altri. Poi c’è il discorso inverso: oltre la metà delle imprese non ha dipendenti. Se ognuna di esse assumesse un dipendente, non basterebbero le liste dei disoccupati per soddisfare tale richiesta. Difficile che si possa obbligarle, a meno che non siano nuove imprese, per le quali sono previste agevolazioni e vincoli anche sui livelli di occupazione in funzione dell’ottenimento della residenza, ad esempio”.

 

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