CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

STEFANELLI segretario17 novembre 2017. Perché ricordare i 60 anni della CDLS? Perché il decennio che ci separa dalle celebrazioni del 2007 dedicate al mezzo secolo di storia della nostra confederazione ha coinciso con una tempesta economico-finanziaria drammatica, con una crisi epocale che ha cambiato il mondo. Ecco l’editoriale del segretario Riccardo Stefanelli pubblicato sul numero speciale de “Il Lavoro”.

“Se i primi cinquant’anni di vita della Confederazione Democratica sono stati contrassegnati da un formidabile sviluppo del sistema economico di San Marino e da continui passi in avanti sul fronte dei diritti dei lavoratori, l’ultimo decennio è stato segnato da un black-out sociale e occupazionale, da una frammentazione e precarizzazione del mondo del lavoro e da una tumultuosa competizione globale che hanno prodotto la definitiva archiviazione del Novecento.

Uno strappo profondo, accompagnato da interrogativi, paure e incertezze. Da una sfiducia verso la politica, le associazioni, il sindacato che rischia di corrodere la stessa democrazia, perché nella solitudine dell’uomo globalizzato si annidano le ricette semplicistiche del populismo e dell’uomo forte.
Un decennio attraversato da angosce, insicurezze e fragilità collettive che hanno prodotto una società sempre più liquida ed emotiva, facile preda di falsi miti. E’ da qui che nasce l’idea fallace di sostituire il ruolo dei corpi intermedi della società con l’appello diretto al popolo.

Il falso mito della democrazia diretta come forma avanzata di democrazia: dove un popolo indistinto, che assomiglia più all’esercito del selfie, scambia la complessità dell’intermediazione con qualche colpo di clic e di tweet sui social media.

In questo decennio di crisi il ruolo del sindacato è stato quello di guardare in faccia alla sofferenza sociale. Quella vera, non virtuale.

I numeri parlano chiaro: dall’inizio della crisi ad oggi sono stati 4.300 i lavoratori licenziati assistiti dalle federazioni della Centrale Sindacale Unitaria, mentre è di circa 700mila euro la cifra di stipendi arretrati che il Fondo Servizi Sociali ha assicurato ai dipendenti delle aziende fallite. Sono 7.500 le famiglie sammarinesi che ogni anno chiedono assistenza fiscale al nostro patronato e centinaia sono state le pratiche istruite per il Credito Sociale e il Fondo Straordinario di solidarietà


Che il sindacato debba riformarsi è indubbio, superando i limiti derivanti da una struttura novecentesca che tende alla verticalizzazione, ma in democrazia la mediazione fra interessi diversi, fra chi è forte e chi è debole, mantiene in equilibrio la società, e ostacola, fino ad impedirla, la prevaricazione, piccola o grande che sia. Senza la mediazione dei corpi intermedi viene insomma meno il basamento democratico di un paese.


Con le gravi sofferenze emerse nel sistema bancario San Marino vive oggi l’ultimo atto della crisi. Quasi la coda velenosa di un decennio dominato da una retorica divisiva, da una instabilità e una frantumazione (che assomiglia molto ad uno sgretolamento) del quadro politico e sociale. Una politica tutta tifo e tribù ha speso più tempo ed energie nel tentativo di dividere i cittadini e arruolarli in questa o quella curva da stadio, che indicare obiettivi ed orizzonti unificanti.


In questo clima esasperato di tutti contro tutti, si è perso per strada il valore della concordia, la capacità di cercare soluzioni partecipate e condivise. Manca la quotidiana fatica dell’ascolto. Manca il coraggio di unire.
Eppure le due gravi emergenze che attanagliano la Repubblica - il debito pubblico e il futuro delle pensioni - non si risolvono inseguendo la logica della contrapposizione perenne. E’ indispensabile uscire dal rodeo politico di questi anni, dal continuo tentativo di delegittimare l’avversario o non riconoscere il ruolo sociale di sindacati, associazioni, categorie.


La via d’uscita è ritrovare, attraverso un confronto vero e leale, il senso di comunità e insieme aprire San Marino al mondo esterno, aprire un sistema economico asfittico alle trasformazioni dell’economia globale e aprire la nostra cultura e la nostra organizzazione sociale all’integrazione con l’Europa.

Abbiamo il dovere di costruire opportunità per i giovani che studiano o sono in cerca di occupazione. Lo dobbiamo a tutte le donne e a tutti gli uomini chi in questi sessant’anni hanno lottato al fianco del sindacato contro ingiustizie e disuguaglianze.Ma lo dobbiamo ancora di più per chi oggi ha vent’anni.

Dopo oltre mezzo secolo di storia, la CDLS è pronta a fare la propria parte”.

Riccardo Stefanelli
Segretario generale CDLS

 

facebook_page_plugin