CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

sicurezza 124 novembre 2017. "La scoperta del fuoco per una società primitiva diventa un mito primordiale. La potenza che la tecnologia che controlla il fuoco regala agli umani, per la preparazione del cibo e la fusione del metallo, è pari alla potenza del fuoco che esce dal controllo umano. Brucia foreste, case, persone. Osservando il fuoco si può sentire insieme il potere e la paura. Ed è lo stesso contrasto di emozioni che si sente guardando un’auto che si guida da sola, una stampante in 3D, un robot che parla. Ecco, il sindacato non può avere paura del fuoco. Non può avere paura dell’accelerazione tecnologica che in questo inizio secolo sta cambiando i destini dell’umanità. Esattamente come fece il fuoco nel Paleolitico". Comincia così l'editoriale pubblicato nel nuemro speciale de "Il Lavoro" dedicato ai sessant'anni della CDLS.

Editoriale dal titolo "il sindacato non può avere paura del fuoco". "Eppure avere paura è normale. Perché come diceva il grande scrittore di fantascienza Isaac Asimov : “Qualsiasi innovazione tecnologica può essere pericolosa: il fuoco lo è stato fin dal principio”. Oggi, se al fuoco, sostituiamo le tecnologie che stanno pervadendo la nostra vita, la sensazione che proviamo è ancora quella della paura: paura di sentirci soli in mezzo a milioni di persone e informazioni; paura che questo cambiamento cancelli una miriade di posti di lavoro; paura che la società da uomo-centrica si trasformi in tecnlogico-centrica". .

"Del resto - continua l'editoriale -   fu il più influente economista del XX secolo John Keynes a introdurre il concetto di disoccupazione tecnologica. E prima di lui Aristotele aveva discusso del rapporto tra l'uomo e le macchine. Nulla di apparentemente nuovo quindi. Oggi però tutto accade più rapidamente. Le scale temporali in gioco si sono incredibilmente ridotte. L'innovazione guidata dalla digitalizzazione e dall'automazione ha, come nel caso di innovazioni del passato, impatti molto forti sulla società ma con tempi molto più brevi. Per questo non c’è davvero tempo per la paura. Al contrario, il sindacato ha il dovere di capire e raccogliere fino in fondo la sfida della quarta rivoluzione industriale. Nei prossimi anni infatti il piano di investimenti europei nell’industria digitale globale e nell’innovazione tecnologica è stimato attorno ai 1.300 miliardi. La Germania gioca un ruolo di capofila, con 45 miliardi di euro all’anno destinati alla svolta digitale-produttiva, mentre l’Italia ha varato il cosiddetto piano “industria 4.0” che per il periodo 2017-2024 prevede 13 miliardi di stanziamenti pubblici".


"Una sfida - scrive ancora il periodico della CDLS -  che bussa anche alle porte di San Marino. La nostra Repubblica non può perdere altro tempo e con coraggio deve connettersi con questa gigantesca trasformazione. La strada è obbligata: internazionalizzazione, riqualificazione e nuove competenze. Diventa così un passaggio decisivo avvicinare le imprese ai luoghi del sapere e dell’innovazione, per realizzare prodotti e servizi ad alto valore aggiunto, che devono essere il faro del nuovo modello di sviluppo economico e occupazionale. La strada della competenza, la strada della formazione: sono queste le chiavi per controllare la potenza del nuovo fuoco e gestire l’impatto della transizione. Un impatto che provocherà l’estinzione di numerose figure professionali ma ne creerà di nuove. Un recente studio sostiene che il 65% dei bambini che oggi frequentano le elementari svolgerà un lavoro che attualmente non esiste".

Il movimento sindacale, è la conclusione, "ha dunque il compito cruciale di difendere e insieme attrezzare i lavoratori di fronte ai vorticosi cambiamenti dell’innovazione. Se oggi ai lavoratori si chiedono conoscenze information tecnology e la capacità creativa di risolvere i problemi, il sindacato ha l’obbligo di progettare nuovi contratti con orari e un’organizzazione del lavoro diversi, contratti in grado di difendere la centralità della persona nei nuovi processi produttivi, di affermare il diritto alla formazione professionale come un diritto contrattuale soggettivo e personale, di garantire ad una platea sempre più ampia di lavoratori l’accesso alle nuove competenze. Una sfida che si allarga alle politiche educative, alla necessità di implementare e rafforzare il sistema duale, ovvero lo scambio scuola-lavoro.
Per il sindacato c’è insomma il dovere prometeico di indicare per tutti, senza esclusioni o disuguaglianze, un nuovo orizzonte di progresso e civiltà".

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