CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

robotSiamo ancora agli albori della rivoluzione 4.0, quella dell'utilizzo pieno delle tecnologie nella produzione industriale e dei servizi, che già gli addetti ai lavori tracciano gli scenari del mondo 5.0, quando robot e lavoratori "umani" dovranno essere pienamente integrati. "L'Industria 5.0 può essere intesa come paradigma evolutivo verso la piena integrazione tra uomo e tecnologia, in uno scenario in cui non vi sarà più la distinzione tra mondo virtuale e fisico, dato che uomo e macchine lavoreranno insieme", dicono Adp e The European House - Ambrosetti in una ricerca presentata in occasione dei 50 anni della multinazionale delle risorse umane in Italia.

Ma cosa accadrà in questa transazione dei lavoratori per come oggi li intendiamo? Gli aspetti positivi che si vedono sono:

• Minore sforzo fisico e maggiore sicurezza sul luogo del lavoro: l'utilizzo di robot collaborativi (i cosiddetti "cobot") può ottimizzare notevolmente la produzione ed eseguire i lavori più rischiosi per i dipendenti.

• Passaggio da lavori routinari a mansioni di supervisione e controllo, con accelerazione dei processi di decision making: in Italia, il 55% dei lavoratori dichiara di svolgere delle funzioni routinarie e monotone, che potrebbero essere delegate alle macchine per lasciare spazio a mansioni più stimolanti.

• Maggiore qualità ed efficienza nella produzione e fornitura di servizi (si pensi alla sensoristica predittiva): l'integrazione dei macchinari esistenti con sensori permette di verificare il funzionamento del sistema e dei processi in modo predittivo, così da individuare per tempo eventuali malfunzionamenti e ridurre il fermo macchina insieme ai consumi di energia e materiale.


Ad oggi l'Italia è tra i Paesi che utilizzano maggiormente tecnologie automatizzate nell'industria: si contano in media 160 robot industriali ogni 10.000 dipendenti nella industria manifatturiera rispetto ai 150 della Spagna e ai 127 della Francia. Secondo il rapporto, in Italia il numero di posti vacanti in ICT arriverà nel 2020 a 135.000 dai 33.000 del 2015: una crescita del 309% in 5 anni.

Tutto rose e fiori? Non proprio, perché come molti osservatori ricordano una parte attuale della manodopera è potenzialmente a rischio: si stima infatti che in Italia la percentuale di occupati a rischio automazione sia pari al 14,9%, ovvero 3,2 milioni di persone. Tra i settori maggiormente esposti alla sostituzione uomo-macchina vi sono agricoltura e pesca (25%), commercio (20%) e l'industria manifatturiera (19%). Chi sono dunque quelli che hanno più chances di sopravvivere alla sostituzione? Le mansioni che abbiano:

• Non ripetitività.

• Capacità creative e innovative.

• Complessità intellettuale e operativa.

• Capacità relazionali e sociali.

Chiosando con spirito positivo, gli autori della ricerca ricordano comunque che l'evoluzione tecnologica non comporterà solo la scomparsa di alcune mansioni lavorative, ma sarà capace anche di generare nuovi posti di lavoro: per ogni posto di lavoro nato nei settori legati alla tecnologia, alle life science e alla ricerca scientifica si stima che siano generati - per effetti diretti, indiretti e indotti - ulteriori 2,1 posti di lavoro.

repubblica-web

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