CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

mediciDue medici del carcere di Forlì indagati per truffa e per truffa in concorso. Uno dei due, una donna, si allontanava dal luogo di lavoro anche tre ore prima e l’altro, dirigente medico dell’Ausl, una volta, ha timbrato per lei. La Procura della Repubblica ha chiuso l’indagine che riguarda i due professionisti, inchiodati dalle telecamere della Casa circondariale di via della Rocca e dagli orari passati al setaccio dagli inquirenti della Polizia giudiziaria guidata dal procuratore Sergio Sottani.

Sono almeno due gli episodi che avrebbero fatto configurare il reato. I fatti risalgono a dieci e undici mesi fa. La dottoressa che si faceva coprire è una dipendente dell’Ausl Romagna con incarico a tempo determinato presso l’infermeria della Casa circondariale di Forlì. In un caso, il 22 maggio, la dottoressa si era allontanata dal posto di lavoro alle 20.10 come è risultato dai registri di portineria del carcere, un orario ben diverso da quello risultato poi dai tabulati amministrativi relativi alle timbrature dell’orario di servizio che risulta essere alle 22.30.

Si è così scoperto che il dirigente si era preoccupato di coprirla, timbrando per la collega. Di qui il reato, per il medico dirigente dell’Ausl, di concorso in truffa, il 640 del codice penale secondo comma, con le aggravanti contestate.

La dottoressa deve rispondere anche di un altro episodio che si sarebbe verificato il 17 aprile scorso quando risulta uscita dal lavoro nell’infermeria del carcere di via della Rocca alle 19.30, mentre nella timbratura dell’orario di uscita sarebbero segnate le 22.31. La Procura ha chiuso l’indagine e ora, passati una ventina di giorni, chiederà molto probabilmente il rinvio a giudizio.

Gli indagati, in questo lasso di tempo possono produrre memorie o documentazione, oppure farsi interrogare. Rispetto ai casi che si sono visti recentemente in giro per l’Italia, questo di Forlì, con due episodi contestati è certamente diverso. Resta il fatto che anche un solo caso è pur sempre grave e che fa configurare la truffa mettendo in luce un mal costume che in Italia è all’ordine del giorno. Per questo la Procura di Forlì su questo non transige e controlla i cosiddetti “furbetti del cartellino”.