CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

aularsmLA PROPOSTA DEL GOVERNO “CONTRO” I FRONTALIERI
Nel Progetto di Legge presentato alle parti sociali, il Governo targato Adesso.sm ha previsto un contributo dell’8,9% per le aziende che, avendo già più del 30% di frontalieri sul totale dei propri occupati, assumono nuovi lavoratori frontalieri. Mentre se assumono un sammarinese l’aliquota contributiva è dell’1,9%. Una differenza del 7% netto che suona come un disincentivo ad assumere forza lavoro proveniente da fuori confine.
Questo, però - al di là della discriminazione (che fa tornare in mente la famigerata tassa etnica, che pare ora spostata dai lavoratori alle imprese) - indipendentemente dalle competenze.

LE COMPETENZE NECESSARIE ALLO SVILUPPO
Partiamo da un dato di fatto: i frontalieri servono al sistema economico in quanto le competenze e conoscenze che portano da fuori San Marino permettono alle imprese di sviluppare i propri business. Il primo problema è infatti la mancanza di lavoratori disponibili sul mercato interno, adeguatamente formati e specializzati. Il secondo è lo sviluppo: poter “importare” esperienze dall’estero ha un valore strategico per le imprese che vogliono essere competitive.
Qual è la situazione attuale? “Tralasciando l’analisi della collocazione dei frontalieri nel settore pubblico, dove le figure professionali sono presenti esclusivamente in campo sanitario”, si legge sempre nella Relazione del 2016, “si rileva come nel settore privato i lavoratori frontalieri abbiano un’incidenza maggiore nelle qualifiche di manodopera specializzata, dove il valore più consistente lo si riscontra tra gli operai specializzati e tecnici (22,2%) e tra gli operai qualificati (20,6%)”.

NON TUTTI GLI STRANIERI SONO FRONTALIERI
Con oltre 5.200 lavoratori frontalieri, è chiaro che siano state “importate” a San Marino tantissime competenze, know how e qualifiche che, altrimenti, non sarebbe stato possibile reperire in territorio. Come rilevato pocanzi, infatti, non si tratta di semplici lavoratori stranieri, ma specializzati e qualificati. Quindi andrebbe chiarito (e in parte smentito) l’assioma “prima i sammarinesi”. Infatti, per legge e quindi anche per la statistica, non sono considerati frontalieri i soggiornanti. Ovvero tutti quei lavoratori stranieri che hanno un permesso di soggiorno per motivi di lavoro, non rientrano in tale categoria.

COSTO DEL LAVORO E PERDITA DI COMPETITIVITÀ
Attualmente il costo del lavoro a San Marino è più alto che altrove, in particolar modo rispetto all’Italia.
Questo è facilmente dimostrabile dalla somma di diversi fattori: le retribuzioni tabellari sono più alte, i giorni lavorativi sono di meno a causa delle maggiori festività, l’orario settimanale è più corto. A conti fatti, quindi, a parità di mansioni e livelli, già oggi il costo per ora lavorata è più alto a San Marino che in Italia. In media dell’ordine del 10%, con picchi che superano anche il 15% in alcuni settori, come l’edilizia.
E questo senza considerare gli ultimi cambiamenti normativi, che potrebbero aver innalzato il divario tra i due Paesi nel 2017. E questo nonostante i contributi previdenziali siano un po’ più bassi. Anche se, a proposito di contributi, va ricordato che già a partire dal 2018 a San Marino aumenterà l’aliquota del Fondiss, e quindi ci sarà già un aumento del costo del lavoro programmato. Aggiungervi un 7% sarebbe, obiettivamente, troppo per qualsiasi impresa. Con un divario del 20-25% di costo per ora lavorata, il sistema perderebbe tutta la sua attrattività.

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