CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

Palazzo pubblicoLe dichiarazioni che abbiamo letto negli ultimi giorni riguardo alla PA sono avventate e fuori luogo. Pare che i politici di governo stiano facendo a gara a chi la spara più grossa sulla Pubblica Amministrazione, come se l’attuale stato di crisi del sistema sammarinese sia stato causato dalla stessa PA e non dalla mala gestione del settore bancario.

Peccato, crediamo che lanciare anatemi contro la Pubblica Amministrazione e contro quei sindacati recalcitranti a fare ciò che il governo vuole, non sia un atteggiamento proficuo. Tra l’altro le affermazioni fatte non corrispondono nemmeno alla verità.


Da parte governativa si lamenta infatti scarsa collaborazione dei sindacati; si afferma poi che da ora in avanti occorre cambiare passo nel riformare l’amministrazione pubblica. Si è dimenticato però come una vasta opera di riforma sia in atto dal 2008, e che da allora sono stati adottati una serie di provvedimenti tra i quali, solo per ricordarne alcuni: la riforma dei mansionari (molto più flessibili rispetto al passato), dei titoli di studio e dei requisiti a cui accedere alle posizioni (molto più alti oggi), della mobilità (molto più ampia rispetto al passato), gli accorpamenti di varie unità (di cui peraltro è tutta da verificare la funzionalità), ecc.


Passiamo poi a commentare l’altra clamorosa “scoperta”, e cioè che la parte salariale costituirebbe gran fetta della spesa corrente; complimentandoci per l’arguzia ricordiamo (forse qualcuno se l’è dimenticato) che la PA fornisce servizi quali la sanità, la pubblica istruzione, i trasporti, l’elettricità, l’acqua e il gas, che gestisce tutto l’apparato esattoriale dello Stato e dei controlli sul lavoro, che gestisce tutto l’ordine pubblico, che manda avanti tutto l’apparato ministeriale, che ha in carico l’organizzazione delle attività sportive, del turismo e delle attività culturali. Bazzecole insomma…


Sempre in merito vogliamo poi fare notare come il numero degli impiegati nella PA sia notevolmente diminuito: in pochi anni si è passati da oltre 4.000 a 3.600. Da sottolineare che da 8 anni non ci siano stati aumenti salariali, e nemmeno adeguamenti all’inflazione; invece, sono stati effettuati diversi tagli lineari come l’odioso taglio del 5% ai precari e dell’1,5% al personale organico di qualche anno fa, e la riduzione del 10 % delle indennità, oltre al taglio dello 0,5% per tutti, da questa estate.


È stato anche detto che la PA non può avere più un ruolo sociale; benissimo, vorrà però dire che se nessuno impiegherà chi non riesce ad essere occupato, ci sarà molta più disoccupazione e che quindi i costi sociali aumenteranno comunque. Aggiungiamo poi che l’attuale stato di crisi sarebbe stato molto peggiore se non ci fossero stati i salari pubblici a sostenere l’economia; la difesa del livello delle retribuzioni nella PA non è battaglia di retroguardia, ma un necessario sostegno al tessuto economico del paese.


Queste sono cose arcinote a tutti ormai. Non vorremmo che l’obbiettivo celato di tali affermazioni sia di fare della Pa, ancora una volta, il capro espiatorio di colpe che risiedono altrove; riteniamo irresponsabile (oltreché ingiusto e irrispettoso) l’uso di luoghi comuni per affrontare temi oltremodo seri che hanno, ovviamente, importanti implicazioni sulla vita dei cittadini.


In conclusione è bello sapere che il nostro governo oltre ad aumentare le tasse (sul lavoro, sui patrimoni, sui veicoli) stia pensando anche a come colpire ancora i propri dipendenti (con implicazioni infauste sull’economia, peraltro). Sarebbe bello se trovasse anche il modo di far pagare le tasse a chi non le paga… Questo sì che sarebbe un virtuoso esercizio di equità sociale!!!

FUPI-CSdL

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