CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

sciopero TIM10 settembre 20’18. Nonostante le rassicurazioni giunte dalla Segreteria di Stato sia a mezzo stampa che attraverso i social e la pubblicazione del Decreto Delegato nr. 109 dello scorso 31 agosto che sancisce la costituzione dell’Autorità ICT continuiamo ad affermare che la politica di sviluppo delle telecomunicazioni intrapresa dal Governo rappresenta un rischio per il Paese e per la sostenibilità del settore.

Diciamo subito a scanso di equivoci che non è la paura della concorrenza a muovere le nostre azioni. Si può raggiungere questo obiettivo in altri modi, senza correre il rischio di impoverire ulteriormente le già asfittiche casse pubbliche. Perché oltre alla costituzione dell’Autorità, atto sicuramente positivo, nel DD 109 si dà il via alla costituzione di un NetCo pubblica che avrà il compito di realizzare, gestire e manutenere la rete statale di telecomunicazioni con un investimento stimato di 90 milioni di euro.

Per assicurare la sostenibilità del piano chi ha lavorato al business plan ha dovuto ipotizzare introiti per oltre 5,4 milioni di euro all’anno per i prossimi 25 anni. Un’enormità. Oltretutto realizzare scenari a 25 anni nel settore delle telecomunicazioni può essere credibile solo se si parla di infrastrutture (cavidotti, fibre ottiche e torri per ospitare le antenne) considerando anche il regime di monopolio.  Tutto il resto è un esercizio di pura fantasia utile solo a giustificare il progetto.

A fronte di uno scenario di mercato tutt’altro che chiaro si è deciso quindi di procedere comunque alla realizzazione di una nuova infrastruttura di telecomunicazioni di proprietà pubblica che si va ad affiancare ad una rete già esistente di proprietà privata. Una riflessione e allo stesso tempo una domanda. Riuscirà il mercato sammarinese a generare ricavi per mantenere entrambe le strutture? Siamo certi che gli operatori alternativi possano sostenere i costi di affitto della rete pubblica ipotizzati dal Governo?

Il timore che possano fallire sia i vecchi che i nuovi è a nostro avviso estremamente elevato. Ed il paese non può permettersi questo salto nel buio soprattutto in questo particolare momento storico. Ci auguriamo quindi che il Segretario di Stato rifletta attentamente sui numeri presentati e sugli scenari che ne deriveranno nel medio e lungo termine. Se fino ad oggi nessun operatore è voluto venire a San Marino è perché sapeva benissimo che non avrebbe avuto un ritorno dell’investimento. E se verrà domani lo farà solo perché questo rischio ce lo siamo assunto noi come Paese.

Cosa accadrà se i ricavi ipotizzati non dovessero essere sufficienti a pareggiare i costi sostenuti? Saranno i sammarinesi a farsi carico delle perdite oppure rinunceremo a mantenere la rete efficiente e moderna con una conseguente perdita di qualità del servizio? Di sicuro chi verrà non avrà problemi visto che non avrà investito un euro: i problemi li avrà sicuramente chi fino ad oggi ha creduto nel Paese ma soprattutto li avranno i sammarinesi che dovranno farsi carico dell’ennesimo buco da coprire.
Chiediamo quindi al Governo e alle opposizioni di aprire un confronto su questo tema considerato l’alto profilo di rischio dell’investimento in un momento in cui su altri tavoli si decidono tagli a stipendi e servizi sociali per dare liquidità allo Stato. Da parte nostra siamo pronti a condividere le nostre preoccupazioni con chi avrà la voglia e la pazienza di ascoltare.


La Rappresentanza Sindacale di TIM San Marino

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