CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

MONTANARI HOME17 dicembre 2018. “Con questa finanziaria il Governo ha scelto di far esplodere il debito pubblico. Parliamo di una cifra enorme, che si avvicina a 900 milioni. Questo perché si è voluto scaricare sui cittadini le perdite del settore bancario, in particolare quelle di Cassa di Risparmio. Una scelta che ha ipotecato il futuro di almeno tre generazioni, senza confrontarsi e senza delineare con chiarezza i contorni del dissesto di Carisp”. Questo un passo del discorso di Gianluca Montanari, segretario CDLS, durante lo sciopero generale di venerdì 14 dicembre.

Siamo di nuovo in piazza nel giro di pochi mesi perché il tema cruciale dell’Equità continua ad essere ignorato. Con questa finanziaria infatti il Governo continua ad imporre sacrifici a senso unico, prelevando risorse da lavoratori e pensionati senza chiamare in causa le altre fonti di reddito.
Prima della riforma tributaria del 2013 il carico fiscale sui lavoratori e pensionati era poca sopra i 35 milioni, mentre dopo la riforma è salito fino a sfiorare i 50 milioni.
Sul fronte della galassia del lavoro autonomo “l’encefalogramma” fiscale è rimasto pressoché piatto. Prima della riforma versavano quasi 29 milioni, oggi, gli ultimi dati disponibili ci dicono che il gettito è salito a 33 milioni.

E’ sotto gli occhi di tutti questa sproporzione, eppure nella legge di bilancio, le uniche misure concrete sono il taglio degli stipendi pubblici e quello delle pensioni.
Non ci sottraiamo ad una responsabile politica di riequilibrio dei conti pubblici, ma la premessa deve essere chiara: cominci a pagare chi non ha mai pagato!!!

Con la proclamazione dello sciopero ci hanno accusato di difendere i privilegi dei lavoratori pubblici, ma qui non c’è nessun privilegio da difendere. Bensì affermare ancora una volta con forza l’intangibilità dei contratti e il valore della contrattazione.
Se il maggior datore di lavoro di questo paese, ovvero lo Stato, nel nome dell’equilibrio di bilancio taglia le retribuzioni decidendo così di non rispettare gli accordi contrattuali, figuriamoci cosa possa succedere nel settore privato con questo enorme via libera.

Un risultato comunque questo sciopero lo ha già ottenuto. Il Governo infatti alla vigilia della mobilitazione ha improvvisamente dato la disponibilità a discutere la piattaforma contrattuale del Settore Pubblico Allargato.
Bene! A questo tavolo noi ci saremo, ovviamente non firmeremo mai un “contratto alla rovescia”, ma di fronte ai nodi dei costi della macchina pubblica, la nostra responsabilità non verrà a mancare.
Allo stesso modo, la nostra disponibilità non mancherà al tavolo della Riforma Previdenziale. Lo diciamo da anni che interventi per riequilibrare il sistema e garantire le pensioni ai giovani sono necessari e urgenti.
Non è accettabile però che questa riforma venga anticipata a pezzetti, nel percorso a tappe forzate di questa finanziaria e senza nessun confronto.
Mi riferisco naturalmente al taglio dal 20% al 7% della no tax area delle pensioni e al mancato trasferimento dello Stato di 30 milioni al fondo dei lavoratori dipendenti.
Soldi che rischiamo di non vedere più!!!
Con questa finanziaria, il Governo ha scelto di far esplodere il debito pubblico. Parliamo di una cifra enorme, che si avvicina a 900 milioni. Questo perché si è voluto scaricare sui cittadini le perdite del settore bancario, in particolare quelle di Cassa di Risparmio.
Una scelta che ha ipotecato il futuro di almeno tre generazioni, senza confrontarsi e senza delineare con chiarezza i contorni del dissesto di Cassa di Risparmio.
E’ mai possibile che per non far fallire le banche si debba rischiare di far fallire un Paese? Questo l’interrogativo che qualsiasi padre di famiglia si sarebbe posto.

Lavoratrici, lavoratori.
Di fronte ad una situazione gravissima del sistema bancario e finanziario è completamente mancato il confronto.

Non è mai stato reso noto il reale stato di salute dei nostri istituti di credito.

Non è mai partita un’azione di responsabilità nei confronti di chi ha gestito con colpevole leggerezza e in modo scellerato le banche e i risparmi dei sammarinesi.

Ma soprattutto non è mai stato delineato un piano di rilancio solido, credibile e condiviso di rilancio di questo settore, così strategico per l’economia del nostro Paese.


Non è possibile che il Governo continui a giocare a carte coperte su questioni così vitali per il futuro di tutti. Ma il confronto con le parti sociali è necessario, come è necessario avere un quadro trasparente con tutte le informazioni utili per affrontare la complessità dei problemi che abbiamo davanti.
Per fare uscire il Paese dalle secche, è importante metterci al lavoro anche su altri fronti.
Per affermare l’equità va modificata la riforma tributaria con veri progetti antievasione, abbassando la soglia per introdurre il reato di evasione fiscale e dando all’Ufficio Tributario gli strumenti per fare emergere i redditi e i patrimoni reali.
Per affermare e dare significato ad un nuovo ruolo di San Marino e per uscire da un preoccupante isolamento, occorre far partecipare l’intero paese al processo di negoziazione con l’Unione Europea per siglare l’accordo di associazione.
Processo di negoziazione iniziato già da alcuni anni, che ha interessato governi diversi, ma che aldilà di estemporanee dichiarazioni nessuno conosce a che punto è arrivato.
Un silenzio ingiustificato, anche perché a questa apertura verso l’Europa la CSU ha dato la propria condivisione. Non solo, ma ha contribuito con precise proposte sui vari temi ed in particolare sulla necessità di inserire nel negoziato la possibilità di aderire ai programmi comunitari.
Il che significherebbe una positiva ricaduta sia sul mondo delle imprese e sui lavoratori in termini di formazione e crescita professionale.
Anche su questo tema, caro Governo, dobbiamo constatare un deficit di partecipazione, coinvolgimento e trasparenza.

Lavoratrici, lavoratori.
C’è un filo rosso che unisce lo Sciopero Generale di maggio con quello di oggi. E si individua ancora nella parola d’ordine: uniti per il Paese!
Il sindacato infatti ha bisogno di interlocutori, non certo di nemici. Non siamo qui per far cadere il Governo ma per chiedere un suo deciso cambio di rotta.
Certamente la politica di maggioranza, ma anche quella di opposizione, continuano a perdere tempo nello sterile esercizio di divedere il mondo in amici e nemici, trattando i cittadini da tifosi e alimentando un dibattito all’insegna della litigiosità e dello scontro frontale.
Lavoratrici, lavoratori.
Non cadiamo nella solita trappola che i potenti di turno usano per dividere i cittadini e il mondo del lavoro.

Per nascondere i colpevoli del dissesto delle banche si alimenta la storia dei fannulloni del pubblico impiego.

Per non colpire gli evasori si sceglie la strada più facile di tassare le pensioni.

Per tamponare il bilancio si presenta il conto a chi il conto lo ha sempre pagato, mentre i furbetti continuano a farla franca.

Ringrazio tutti voi di essere qui oggi per darci forza e per testimoniare che il mondo del lavoro è unito e pronto a fare la sua parte per salvare il Paese. Ma nell’Equità, nella concordia e nella trasparenza.
Siamo qui per costruire insieme un futuro possibile e giusto.

 

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