CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

megafono29 marzo 2019. È caduto nel vuoto l’appello CSU al confronto e alla ricerca di soluzioni condivise sulle banche e sulla tutela dei 507 milioni di fondi pensione. C’è l’urgenza di trovare una soluzione complessiva per Banca CIS e per salvare i 103 milioni di risorse previdenziali allocati in questo Istituto di Credito. Per le sorti di Banca CIS i tempi stringono

Il Governo non si smentisce mai: a parole si spertica in grandi dichiarazioni di disponibilità, ma nella realtà nega completamente il confronto. L’ennesima dimostrazione l’abbiamo avuta con gli ultimi sviluppi della vicenda banche, che rischia sempre più di portare il paese nel baratro.

Lo scorso 26 febbraio la CSU ha inviato una richiesta al Governo di avviare un tavolo di confronto sulla situazione del sistema bancario, sulla tutela dei fondi pensionistici investiti in tutte le banche e nello specifico sulla crisi di Banca CIS, in cui sono depositati 103 milioni di fondi pensione tra primo e secondo pilastro, con una raccolta bancaria di diverse centinaia di milioni di euro. Ciò, sottolienando al contempo la necessità di modificare il cosiddetto Decreto Salva banche, e ponendo tra i temi del confronto anche la proposta di ABS di utilizzare i fondi pensioni, o parte di essi, per favorire la cessione degli NPL immobiliari in pancia nelle banche; ipotesi, questa, che la CSU ha già fermamente respinto.

In risposta a questa richiesta, il Governo ha convocato uno specifico incontro lo scorso 11 marzo. Ma anche in quella occasione è andato in scena il solito copione: a parole l’Esecutivo ha espresso condivisione per le preoccupazioni della CSU, impegnandosi ad avviare un tavolo di confronto sulle grandi e complesse tematiche sollevate, poi nei fatti ha messo tutto a tacere.E intanto tutto il paese rischia di essere affossato dal dissesto del sistema bancario.

In particolare sulla crisi di Banca CIS i tempi di intervento sono strettissimi: siamo entrati negli ultimi trenta giorni di blocco dei pagamenti (la legge prevede un massimo di novanta giorni), che scadrà il prossimo 23 aprile, e ancora sono aperti tutti gli interrogativi. Dopo il 23 aprile, cosa succederà? Si sta forse lavorando per una cessione della banca a gruppi economici, sammarinesi o esteri? Se così fosse, riteniamo alquanto difficile completare l’operazione entro il prossimo mese.

In questa situazione così fosca e carica di incognite per il sistema bancario, la CSU, insieme ai lavoratori e ai pensionati, esige le massime garanzie di tutela di tutti i fondi pensionistici investiti negli Istituti di credito sammarinesi. E a tutt’oggi dal Governo non abbiamo registrato nessun impegno concreto per la salvaguardia di questi fondi che sono la base fondamentale per garantire la pensioni di tantissimi cittadini che hanno maturato questo diritto o che lo matureranno nei prossimi anni.

In generale tutta la classe politica – maggioranza e opposizione – è ancora impegnata in uno scontro frontale che non favorisce la coesione e la ricerca del bene comune. Una dimostrazione di questa profonda spaccatura l’abbiamo avuta anche nell’incontro tra la CSU e le forze politiche lo scorso 18 marzo.

Dal canto suo, quello che sta adottando il Governo è un comportamento del tutto irresponsabile: c’è bisogno del contributo di tutti per salvare il paese dal rischio di fallimento, attraverso un confronto a tutto campo che consenta di trovare le migliori soluzioni per il sistema bancario e per il sistema paese. Perdere altro tempo potrebbe avere conseguenze irreparabili.

CSU

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