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operai bis 22 agosto 2019. Il profitto non è più l’unica bussola che deve guidare un’azienda di successo. Accanto alla soddisfazione degli azionisti, le imprese di oggi devono darsi altre priorità, a cominciare dal trattare i propri dipenendenti e l’ambiente con rispetto. È la svolta etica che emerge dalla Business Roundtable, un gruppo di amministratori delegati delle principali aziende americane, da Jp Morgan ad Amazon, da BlackRock a General Motors

Dall’inserto economico del Corriere della Sera 19 agosto:

Addio profitti ad ogni costo, più attenzione ai dipendenti e all’ambiente. Gli amministratori delegati di 200 grandi aziende americane riuniti nell’associazione «Business Roundtable» hanno firmato un documento che li impegna a dirigere le rispettive imprese per il bene di clienti, dipendenti, fornitori, comunità e azionisti. Tra le società che hanno accettato di promuovere un capitalismo più inclusivo ci sono i più grandi colossi d’Oltreoceano da BlackRock a JPMorgan, da Amazon a General Motors.

.Dal 1978 l’associazione Business Roundtable pubblica periodicamente un documento dedicato ai Principi di Corporate Governance. Il recente atto rappresenta un punto di svolta, dal momento che tutte le edizioni uscite dal 1997 in poi mettevano al primo posto i soli azionisti: «La nuova dichiarazione riflette meglio il modo in cui le imprese possono e devono operare oggi» commenta Alex Gorsky, numero uno di Johnson & Johnson e presidente del Corporate Governance Committee dell’associazione . Della stessa idea è Jamie Dimon, presidente di Business Roundtable e amministratore delegato di Jp Morgan Chase: «I principali datori di lavoro stanno investendo nei loro dipendenti e nelle loro comunità perché sanno che è l’unico modo di avere successo nel lungo termine. Questi principi modernizzati riflettono l’impegno incrollabile della comunità degli affari a continuare a spingere per un’economia che serva tutti gli americani».

Nuova filosofia L’associazione accantona definitivamente la filosofia dell’economista Milton Fridman secondo cui «la responsabilità sociale delle aziende è aumentare i suoi profitti». Negli anni ‘80 la «shareholder primacy» ovvero l’obbligo delle aziende a massimizzare il valore per gli azionisti, si è affermata divenendo la norma comunemente accettata che ha favorito l’ossessione per i risultati di breve termine e i maxi compensi per i manager. Ma da allora la società è cambiata e le disuguaglianze aumentate. Secondo molti critici, fra i quali diversi candidati democratici alla Casa Bianca, è stato proprio il perseguire in modo cieco e assoluto l’interesse degli azionisti a causare quelle disparità che ora rappresentano una vera e propria piaga della società.

 

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