CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

1copia di operai crisi3 luglio 2020. Tra i dati occupazionali aggiornati a maggio di quest'anno, il primo che balza all'occhio è l'aumento, pari a 69 unità (da 952 a 1.021), del numero dei disoccupati "in senso stretto" rispetto allo stesso mese del 2019. Siamo quindi tornati alla situazione di tre anni fa, quando erano 1.048. Nei settori privati, si registrano 204 occupati in meno rispetto ad un anno fa, con -195 donne e -9 uomini. Considerando che le donne sono poco più di un terzo della forza lavoro, la diminuzione in proporzione è molto significativa.

Dei 204 lavoratori in meno, si riscontrano -165 sammarinesi o residenti, e -39 frontalieri. Il calo colpisce quindi in larga parte l’occupazione “interna”, il che conferma la necessità, come parzialmente introdotta di recente, di mettere in atto non solo misure di protezione sociale, ma anche di salvaguardia dei posti di lavoro per i sammarinesi e residenti, che sembrano essere coloro che stanno pagando il prezzo più alto, in conseguenza della crisi economica causata dalla pandemia.

Ovviamente i settori più colpiti dalla riduzione degli occupati rispetto a maggio 2019 sono il settore del commercio (-150), e quello ricettivo e della ristorazione (-140), mentre continua a crescere il settore industriale (+128, che diventano +909 rispetto a tre anni fa).

Altro dato significativo riguarda il tasso di partecipazione interna, ovvero la somma degli occupati e dei disoccupati iscritti alle liste di collocamento in rapporto alla popolazione in età da lavoro; questo tasso è diminuito ulteriormente nel 2020 rispetto agli anni precedenti, arrivando al 71,4% (rispetto al 72,3% del maggio 2019); un dato che testimonia in modo inequivocabile che vi è una parte significativa di cittadini, stimabili in circa 200 unità per ogni punto percentuale, che hanno sostanzialmente rinunciato a cercare lavoro, segno di una profonda sfiducia e senso di rassegnazione.

Di fronte a tutto ciò, sono indispensabili progetti di formazione in particolare per i disoccupati di lungo corso, e al contempo per favorire il riavvicinamento al lavoro e dare una opportunità in più a quegli stessi cittadini che hanno rinunciato a cercare un'occupazione.

Dai dati occupazionali a quelli sulla Cassa Integrazione; le ore utilizzate da gennaio a maggio di quest'anno ammontano a 1.382.000 circa, contro le poco più di 142.000 dei primi 5 mesi del 2019. La spesa corrispondente è stata, rispettivamente nei medesimi periodi, pari a quasi € 8 milioni, contro poco più di € 1.350.000. Nel solo mese di aprile 2020 sono state utilizzate circa il 50% delle ore di CIG totali.

Le previsioni per i prossimi mesi sono tutt’altro che rosee: se non si metteranno in atto politiche economiche e sociali in grado di sostenere molto più di quanto non è stato fatto finora le imprese maggiormente in difficoltà e le famiglie che stanno subendo un calo sostanzioso dei propri redditi, la protesta inevitabilmente scoppierà, visto che anche a San Marino, come ovunque nel mondo, le disuguaglianze tendono ad ampliarsi.
A maggior ragione un Paese piccolo come il nostro, dove ci si conosce tutti, non si può permettere di lasciare indietro nessuno, non solo a parole, così come non si può permettere di lasciare impunito chi ha creato il dissesto per il quale ci si sta approssimando a contrarre un enorme debito pubblico.

CSU

 

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