CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

ROBOT26 Febbraio 2021. Secondo l’ultimo rapporto mondiale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) le piattaforme di lavoro digitali sono quintuplicate in tutto il mondo negli ultimi dieci anni. Questa crescita ha evidenziato la necessità di un dialogo internazionale sulle politiche e di un coordinamento giuridico tra paesi e ordinamenti giuridici differenti per promuovere opportunità di lavoro dignitoso e favorire la crescita di imprese sostenibili in modo più coerente.

Come emerge dal rapporto Prospettive occupazionali e sociali nel mondo 2021. Il ruolo delle piattaforme digitale nella trasformazione del mondo del lavoro (World Employment and Social Outlook 2021: The role of digital labour platforms in transforming the world of work ), le piattaforme di lavoro digitali stanno generando nuove opportunità di lavoro, in particolare per le donne, le persone con disabilità, i giovani e coloro che sono emarginati nei mercati del lavoro tradizionali. Le piattaforme permettono anche alle imprese di accedere ad una forza lavoro maggiormente flessibile con competenze diverse, e di espandere la loro clientela.

Il rapporto si concentra su due tipologie principali di piattaforme di lavoro digitali: le piattaforme online basate sul web, dove le mansioni dei lavoratori vengono svolte online e a distanza, e le piattaforme basate sulla localizzazione, dove le mansioni vengono eseguite in un luogo specificato da lavoratori come, ad esempio, i tassisti e i fattorini. I risultati si basano su sondaggi e interviste che hanno coinvolto circa 12.000 lavoratori e rappresentanti di 85 aziende in tutto il mondo e in diversi settori.

Nuove sfide per lavoratori e imprese. Le sfide per i lavoratori generate dalle piattaforme riguardano le condizioni di lavoro, la regolarità del lavoro e del reddito, e la mancanza di accesso alla protezione sociale, alla libertà di associazione e al diritto alla contrattazione collettiva. L’orario di lavoro può generalmente è più lungo e incerto. La metà dei lavoratori delle piattaforme online guadagna meno di 2 dollari all’ora. Inoltre, in alcune piattaforme si è riscontrato un divario salariale di genere significativo. Come emerge dal rapporto, la pandemia di COVID-19 ha contribuito ad evidenziare tali problematiche.

Molte imprese affrontano sfide relative alla concorrenza sleale, alla non trasparenza riguardo ai dati e ai prezzi alle commissioni elevate. Le piccole e medie imprese (PMI) hanno inoltre difficoltà ad accedere ai finanziamenti e alle infrastrutture digitali.
“Tutti i lavoratori, indipendentemente dallo status occupazionale, devono essere in grado di esercitare i loro diritti fondamentali sul lavoro”
Guy Ryder, Direttore Generale dell’OIL

Le nuove opportunità generate dalle piattaforme di lavoro digitali rendono meno chiara la distinzione tra lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi. Le condizioni di lavoro sono in gran parte regolate dalle condizioni previste dagli accordi di servizio delle piattaforme, spesso determinati in modo unilaterale. Gli algoritmi stanno sostituendo gli esseri umani nell’assegnazione e nella valutazione del lavoro, e nell’amministrazione e nel monitoraggio dei lavoratori.

Con le piattaforme che operano in più giurisdizioni, sono necessarie politiche coerenti e coordinate per garantire opportunità di lavoro dignitoso e favorire la crescita di imprese sostenibili, evidenzia il rapporto.

“Le piattaforme di lavoro digitali stanno generando opportunità che prima non esistevano, in particolare per le donne, i giovani, le persone con disabilità e i gruppi che si trovano ai margini della società. Queste opportunità devono essere accolte con favore. Le nuove sfide generate dalle piattaforme possono essere affrontare attraverso il dialogo sociale affinché i lavoratori, i datori di lavoro e i governi siano in grado di beneficiare pienamente ed equamente dei progressi compiuti.

Il divario digitale. I costi e i benefici delle piattaforme digitali non sono distribuiti equamente nel mondo. Il 96 per cento degli investimenti in queste piattaforme sono concentrati in Asia, Nord America ed Europa. Il 70 per cento delle entrate sono concentrate in due soli paesi, Stati Uniti e Cina.

Il lavoro sulle piattaforme online basate sul web è esternalizzato dalle imprese del Nord del mondo svolto da lavoratori del Sud del mondo, che guadagnano meno delle loro controparti nei paesi sviluppati. Questa crescita diseguale dell’economia digitale esacerba il divario digitale esistente e le disuguaglianze.

Il percorso da seguire
Molti governi, imprese e rappresentanti dei lavoratori, compresi i sindacati, hanno avviato un dialogo per affrontare queste sfide, ma le proposte messe in campo sono diverse. Questo porta all’incertezza per tutte le parti.

Poiché le piattaforme di lavoro digitali operano in diverse giurisdizioni, il coordinamento e il dialogo internazionale sulle politiche sono necessari per garantire la certezza della legge e l’applicazione delle norme internazionali del lavoro, evidenzia il rapporto.

Il rapporto richiede un dialogo sociale globale e una cooperazione normativa tra le piattaforme di lavoro digitali, i lavoratori e i governi, per promuovere una strategia più efficace e coerente tesa a garantire i seguenti obiettivi:
• Corretta individuazione dello stato occupazionale dei lavoratori in conformità con i sistemi di classificazione nazionali.
• Trasparenza degli algoritmi e riconoscimento delle responsabilità per lavoratori e imprese.
• Possibilità per i lavoratori autonomi delle piattaforme di godere del diritto alla contrattazione collettiva.
• Estendere l’accesso a tutti i lavoratori, compresi i lavoratori delle piattaforme, a prestazioni di sicurezza sociale adeguate, attraverso l’adattamento dei quadri politici e giuridici, se necessario.
• Accesso dei lavoratori delle piattaforme che lo desiderano ai tribunali della giurisdizione in cui si trovano.

 

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