CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

bandiere pianello29 luglio 2021. E’ un botta e risposta a tutto campo quello uscito oggi sul quotidiano La Serenissima  con Gianluca Montanari, segretario generale della CDLS. Montanari non nasconde le preoccupazioni su come San Marino sta affrontando l’uscita dall’emergenza Covid, a partire dal Decreto sul lavoro occasionale, “segnale di un Paese ripregato su se stesso”, dalla riforma previdenziale e dal lungo blocco dei rinnovi contrattuali, che intessa circa 15 mila lavoratori.

Montanari, nella sua lettera aperta al Segretario di Stato Lonfernini lei ha detto che non è appassionato di duelli rusticani, eppure non ha risparmiato fendenti al decreto sul lavoro occasionale. Perché la CDLS ha deciso questa ostinata opposizione?
Confermo: non amo i duelli rusticani e non rincorro le facili polemiche, ma trovo davvero surreale che dopo due anni di pandemia il primo segnale che il Segretario al Lavoro, insieme alla maggioranza delle forze consigliari, decide di lanciare è quello di allargare a dismisura le maglie del lavoro occasionale. E’ preoccupante poi che lo si estenda nei settori produttivi che già usufruiscono della flessibilità, del part-time verticale e delle assunzioni stagionali. Non si può accettare lo sdoganamento del ‘lavoro uso e getta’ come una priorità del nostro mercato occupazionale.

Di cosa ha bisogno il mercato del lavoro di San Marino?
Incrociamo le dita per le incognite legate alla quarta ondata pandemica, ma tutte le previsioni economiche dicono che in Europa è alle porte una forte ripresa e che l’Italia, con un più 5% del PIL, è il Paese che crescerà di più. Questo significa che Regioni come l’Emilia Romagna segneranno una ripresa con percentuali quasi doppie. Bene: San Marino è geograficamente al centro di questo vigorosa crescita economica e dovrebbe muoversi per sintonizzarsi con quanto ci succede intorno. C’è insomma l’urgenza di definire su quale modello economico vogliamo puntare per agganciare la ripresa, tenendo presente che sia di fronte alla recessione scoppiata nel 2008 che all’emergenza Covid il settore manifatturiero si è dimostrato la spina dorsale della nostra economia.  Invece di avviare un programma di riqualificazione del mercato del lavoro per avvicinarlo alle eccellenze emiliano romagnole come il biomedicale e l’agroalimentare, perdiamo tempo rincorrendo il lavoro occasionale definendolo addirittura come un avanzamento e una nuova opportunità. Così lanciamo il segnale di un Paese ripiegato su se stesso, con la testa rivolta al passato e incapace di capire in che direzione va il futuro.

Ma dell’accusa di distinguersi e di alzare il tono della polemica per dare visibilità al vostro appuntamento congressuale di ottobre che dice?
E’ il classico tentativo di salvarsi in corner. Di fronte a precise critiche si cerca di parlare d’altro o addirittura ci si rifugia in nebbiose dietrologie del tipo: se non sono d’accordo con me, allora chissà cosa c’è sotto. Voglio dunque assicurare tutti: la nostra battaglia contro la precarizzazione del mercato occupazionale e per incentivare il lavoro dignitoso è cominciata prima del congresso e continuerà anche dopo. Semmai invito a leggere le tante proposte contenute nelle nostre tesi congressuali e su quelle aprire un confronto serio

Provi a indicarne una di proposta
Visto che siamo in tema di mercato del lavoro, un corposo capitolo delle nostre tesi è dedicato ai rinnovi contrattuali. Ad eccezione del settore industriale, in tutti gli altri comparti il contratto non si rinnova da anni, con il record negativo della PA che attende il nuovo contratto da un decennio . Parliamo di circa 15 mila lavoratori che devono fare i conti con un blocco normativo e retributivo che sta durando da troppo tempo. Eppure non c’è bisogno di guardare all’isola felice rappresentata dai paesi scandinavi, ma alla vicina Italia: in piena pandemia sindacati, imprese e Governo non hanno perso tempo e hanno sottoscritto due importanti rinnovi contrattuali, quello dei metalmeccanici e quello del Pubblico Impiego. Oltre confine si è insomma capito che era urgente lanciare un segnale di fiducia al sistema economico e insieme di tutela dei lavoratori stremati dai lunghi mesi di lockdown. L’esatto contrario di quanto successo a San Marino, che ha pesato bene di triplicare le ore di lavoro occasionale e di estenderlo quasi dappertutto.

Dalla vicenda sull’utilizzo dei fondi pensioni al decreto sul lavoro occasionale tra CDLS e CSdL si ripetono le occasioni di attrito. Che sta succedendo?
Se dopo oltre quarant’anni di unità sindacale c’è chi ancora ha la presunzione di possedere e di affermare il dogma dell’infallibilità tutto diventa complicato. Oggi più che mai la CDLS è convita che il mondo del lavoro abbia bisogno di una rappresentanza sindacale forte e unita e che sia necessario sedersi attorno ad un tavolo per rilanciare un deciso impegno comune. Va fatto però nella chiarezza e soprattutto nel rispetto reciproco anche di fronte a opinioni diverse.

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