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 DOCUMENTO GRUPPO DONNE : PARITA' E DIRITTI OLTRE LA PANDEMIA

L’anno 2020 è stato fortemente segnato in tutto il mondo dall’emergenza sanitaria; la pandemia ha inciso sulla percezione della qualità della nostra vita sia a livello fisico che psicologico. Ma è il mondo femminile che ha subito una maggiore penalizzazione, soprattutto per l’impatto che l’emergenza sanitaria da Covid-19 ha avuto sull’equilibrio vita-lavoro.
In questi lunghi mesi di pandemia per le donne non c'è stato riposo. Le Nazioni Unite hanno infatti sottolineato che esse rappresentano il 70% di chi si sta prendendo cura dei malati e delle persone vulnerabili, negli ospedali e anche all'interno delle mura domestiche.
Sempre in prima linea già durante il primo lockdown della scorsa primavera, le donne hanno dovuto fare fronte ad un ulteriore sovraccarico di lavoro familiare e a una nuova riorganizzazione della vita quotidiana.
Nei settori lavorativi dove si concentra la più alta occupazione femminile (bar, negozi, alberghi, tour operator e servizi alla cura della persona) si è verificata la più ingente perdita di posti di lavoro, che ha avuto fin da subito sulle donne gravi conseguenze economiche, con ricadute sulla loro autonomia e sulle loro famiglie.
Quella delle donne è senza dubbio una grande prova di resistenza contrassegnata da impegno continuo, sacrifici e scelte coraggiose: un vero e proprio esempio per l’intera comunità.

Ma per continuare a fare tutto questo, le donne devono essere accompagnate, affiancate e sostenute, affinché norme contrattuali e nuove leggi possano incidere sia a livello culturale che nella vita di tutti i giorni. Serve una svolta concreta che finalmente promuova quella parità di genere che ancora oggi sembra così lontana.

SENZA PARITÀ DI GENERE IL MONDO È PIÙ POVERO

Nel rapporto tra sessi diversi la parità è ancora una conquista lontana. In moltissime società tradizionali, la donna si trova in una condizione di sistematica inferiorità in famiglia e di totale discriminazione nella società. È emblematica la storia della trentunenne Loujain Al-Hathloul, finita in carcere mille giorni perché voleva che in Arabia Saudita le donne guidassero l'automobile come gli uomini.
Ancora oggi dobbiamo fare i conti con pratiche come la mutilazione femminile, che riguarda ogni anno oltre tre milioni di bambine africane, e dei matrimoni forzati, che coinvolge dodici milioni di minorenni ogni anno. L’ONU ha lanciato l’allarme, prevedendo che se i matrimoni precoci proseguiranno ai ritmi attuali saranno centotrentaquattro milioni le bambine e le ragazze che si sposeranno entro il 2030.
A questo quadro di discriminazioni, sofferenze e umiliazioni ataviche si aggiungono le storie di tantissime donne forti, coraggiose, combattive odiate dal potere. Un potere che naturalmente ha sempre sembianze maschili. Sono le donne impegnate in tutto il mondo, che stanno combattendo le loro battaglie contro dittatori, presidenti, eserciti, occupazioni militari e società profondamente violente e sessiste: le giornaliste incarcerate in Russia per editoriali antigovernativi, le donne curde del Rojava rapite, stuprate e torturate dall’esercito Turco, la scrittrice Premio Nobel Svetlana Aleksievic Tikhanovskaya costretta all’esilio per impedirle di guidare la rivolta contro il presidente-dittatore Bielorusso.
Ancora oggi vale l’osservazione fatta nel lontano 1975 da Indira Gandhi: nonostante importanti conquiste, esistono vaste aree in cui le donne soffrono e non conoscono diritti, al punto che a livello mondiale le donne restano il più grande gruppo di “minoranza”.
Per questo la battaglia della parità di genere è entrata prepotentemente nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e in questa contemporaneità scossa da una pandemia senza precedenti assume un valore sempre più strategico: “La parità di genere - scrive l’ONU - non è solo un diritto umano fondamentale, ma la condizione necessaria per un mondo prospero, sostenibile e in pace. Garantire alle donne e alle ragazze parità di accesso all’istruzione, alle cure mediche, a un lavoro dignitoso, così come la rappresentanza nei processi decisionali, politici ed economici, promuoverà economie sostenibili, di cui potranno beneficiare le società e l’umanità intera”.

RACCOMANDAZIONE ILO

In questi ultimi anni la Repubblica di San Marino ha compiuto importanti passi in avanti, a partire dal traguardo raggiunto con l’approvazione della Legge del 20 giugno 2008 sulla “Prevenzione e repressione della violenza sulle donne e di genere”, fino al recepimento della Convenzione di Istanbul con la Legge n.57 del 6 maggio 2016 sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica.
In particolare la Legge del 2008 prevede la modifica del Codice Penale con l’inserimento dell’Art. 181 bis che punisce gli “Atti persecutori - Stalking – Mobbing” e nel caso in cui le molestie o le minacce siano poste in essere nel luogo di lavoro, la pena viene aumentata di un grado.
Pur tuttavia su questo argomento dobbiamo ricordare la Convenzione n. 190 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro sull'eliminazione della violenza e delle molestie nei luoghi di lavoro, che prevede strumenti di tutela, denuncia e prevenzione e amplia le fattispecie previste dalle Legge del 2008.
La Convenzione, adottata a Ginevra il 21 giugno 2019 nell'ambito della 108ª sessione della Conferenza Generale dell'Organizzazione stessa, fornisce una definizione piuttosto ampia, suscettibile di includere non soltanto l'abuso fisico, ma anche quello verbale, oltre a fenomeni di stalking e mobbing, di violenza e molestia, anche di genere, intesi come comportamenti e pratiche che provochino, mirino a provocare o siano suscettibili di provocare danni fisici, psicologici, sessuali o economici.
I soggetti protetti dalla Convenzione includono tutte le lavoratrici, i lavoratori e le altre persone nel mondo del lavoro, a prescindere dalla tipologia del rapporto di lavoro, prevedendo una forma di protezione che va oltre il luogo di lavoro fisico, estendendosi a tutti i settori economici e le circostanze in cui possono verificarsi fattispecie di violenza e molestie: in occasione di lavoro, in connessione con il lavoro o che scaturiscono dal lavoro, includendovi quelle che si verificano attraverso l'utilizzo di strumenti telematici.
La Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinesi pertanto, chiede al Consiglio Grande e Generale di ratificare quanto prima la suddetta Convenzione fino ad includere i suoi contenuti più importanti all’interno del sistema legislativo sammarinese. 

DONNE E LAVORO: IL CONTESTO STATISTICO SAMMARINESE

Al fine di capire la dinamica occupazionale delle donne nel mercato del lavoro di San Marino, si evidenzia che negli ultimi cinque anni, fra i lavoratori dipendenti, gli uomini crescono dell’11% e le donne solo del 5%.
Nello stesso periodo, come riportato dal grafico, la ripartizione sul totale dei disoccupati si attesta all'incirca su: 70% donne e 30% uomini.
Questi dati indicano in maniera inequivocabile come le donne abbiano più difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro e come tale problematicità vada a ripercuotersi negativamente sulla quota di disoccupazione femminile.
Anche la fotografia sulla struttura del mondo del lavoro privato ci rimanda ad una situazione ancora lontana da un equilibrio di genere.
Sul totale dei contratti a tempo determinato infatti le donne rappresentano il 62% contro il 38% degli uomini.
Sul fronte delle qualifiche si evidenzia che solo il 22% di donne ricopre il ruolo da dirigente e poco più del 30% ha un ruolo di responsabile. Addirittura fra i capireparto le donne sono solamente il 5%. Le donne infine, con il 58%, prevalgono unicamente fra gli impiegati. Al contrario nella Pubblica Amministrazione tale dinamica non trova corrispondenza in quanto le donne, in molti ambiti, prevalgono numericamente sugli uomini.

LE DIFFICOLTÀ DI ACCESSO AL MONDO DEL LAVORO

Nel 2020 con l’arrivo della pandemia, la situazione si è ulteriormente aggravata, a causa della perdita di posti di lavoro, con un’incidenza che viene rilevata soprattutto, nei settori ricoperti dalle donne.
Si aggiunge a questo quadro lo sbilanciamento tra uomo e donna, dovuto alla cosiddetta “segregazione orizzontale dei mestieri”. Le donne non si distribuiscono in maniera uniforme nei settori lavorativi, ma si concentrano in prevalenza in poche occupazioni, legate in particolar modo a stereotipi sociali quali quelli domestici e di cura: insegnanti, segretarie, impiegate, parrucchiere, infermiere, commesse, collaboratrici domestiche. Attività che, spesso, non sono adeguatamente retribuite e con contratti a tempo determinato, part-time se non,addirittura con lavoro occasionale.
Diventa quindi decisivo investire nell’Istruzione, favorendo la diffusione degli studi tecnici e scientifici tra le ragazze, che spesso pensano che in certi ruoli non ci sia posto per loro. Certamente avviarsi a lavori che sono riconducibili quasi esclusivamente agli uomini aprirebbe nuove opportunità anche per le donne.
Garantire lavoro alla donna significa oltre che scongiurare il rischio di povertà a tutela della famiglia, prevenire la violenza economica riconosciuta come tale nell’art. 3 della Convenzione di Istanbul e citata all’interno di quella che è la violenza domestica, assieme a quelle fisiche, sessuali e psicologiche.
Le statistiche portano in luce che, spesso, all’origine delle violenze domestiche il fattore scatenante è di natura economico-sociale.
Non solo “quote rosa” dunque per il prossimo futuro, ma un cambio culturale che possa portare nel breve periodo ad un aumento della presenza di lavoratrici in tutti i settori del mercato del lavoro.
Vogliamo però focalizzare l’attenzione su San Marino dove si nota una certa fragilità sullo stato di occupazione femminile, oggi ancor più aggravato dalla pandemia. I numeri più preoccupanti sono legati alla riduzione di personale nei settori dei servizi, alberghi, bar, ristoranti, tour-operator. La fascia di età maggiormente colpita è quella delle over 40, in quanto tra le nuove generazioni (25/35 anni) il livello di scolarizzazione e di specializzazione è più alto.
Occorre quindi lavorare sulla valorizzazione del ruolo della donna anche attraverso i rinnovi dei contratti di lavoro, prevedendo nuove forme di conciliazione lavoro-famiglia, orari settimanali agevolati, part-time verticale e strumenti di welfare aziendale. Da sottolineare che oggi sono quindicimila i lavoratori, sia pubblici che privati, che attendono il rinnovo contrattuale.
Le donne del resto hanno già dimostrato di essere multitasking, sempre pronte a trovare una soluzione alternativa ad un problema, e questo significa poter contare su lavoratrici che non si scoraggiano facilmente, avendo fermezza nelle loro decisioni e una gestione ottimale del tempo.
Per tutto questo ribadiamo che assumere donne non solo conviene, ma diventa un punto di forza per il mondo del lavoro e rigettiamo il pregiudizio che assumere una donna, madre o futura madre, sia un rischio per il datore di lavoro.

LE NOSTRE PROPOSTE

Affinché l’8 marzo non sia solo un giorno di celebrazioni, ma diventi occasione per riflettere sulla necessità di affrontare con la coscienza di tutti la condizione femminile, la CDLS presenta un ventaglio di proposte, al fine di essere recepite dall’ordinamento sammarinese, per migliorare la posizione della donna nel mondo lavorativo e nell’ambito famigliare.


Momenti formativi nella scuola
Promuovere nella scuola la discussione sulla figura della donna per abbattere gli stereotipi, per rendere le ragazze maggiormente coscienti delle loro potenzialità in tutti gli ambiti della società civile e lavorativa e per educare alla parità di genere.

Congedo di paternità
Garantire ai neo papà, o al secondo genitore, la possibilità di assentarsi dal lavoro per dieci giorni lavorativi in occasione della nascita, dell’adozione di un figlio o per l’affido. Congedo che potrebbe essere concesso anche nei giorni antecedenti il parto e secondo modalità flessibili.

Congedo parentale
Prevedere l’introduzione del diritto individuale per ciascun lavoratore di assentarsi per quattro mesi prima che il bambino raggiunga una determinata età, non superiore agli otto anni. Prevedere che tale congedo non sia cedibile interamente all’altro genitore. La fruizione di tali istituti deve avere lo scopo di coinvolgere maggiormente i padri nell’educazione e nella cura dei figli e quindi abbattere gli stereotipi che la maternità coinvolga esclusivamente la donna, che si vede negare opportunità lavorative per tale motivo.

Assenza dal lavoro per cause di forza maggiore
Prevedere per tutti i lavoratori, assunti a tempo determinato o a tempo indeterminato, il diritto di assentarsi dal lavoro per cause di forza maggiore derivanti da ragioni famigliari urgenti in caso di malattie o infortuni che ne rendano indispensabile l’immediata presenza per un periodo determinato per anno, per evento o entrambi. L’introduzione nel nostro ordinamento dei congedi sopra elencati e del diritto di assentarsi dal lavoro per ragioni di causa di forza maggiore porterebbe la Repubblica di San Marino ad allinearsi con quanto ha previsto il Parlamento Europeo con la Direttiva Europea 2019/1158.

Incentivo rosa
Prevedere per le donne, che perdono lavoro dopo i 40 anni e hanno usufruito di tutti gli ammortizzatori sociali, un incentivo rosa per un tempo da stabilire, finalizzato alla partecipazione a corsi di formazione, in territorio e fuori, per la riqualificazione e conseguentemente l’assunzione della lavoratrice.
Tale incentivo deve essere inserito in un progetto più ampio di politiche attive per il lavoro rivolto alle donne.

Opzione donna nella riforma pensioni
Introdurre nella prossima riforma pensionistica degli incentivi, legati all’età pensionabile e ai contributi, che tengano conto oltre che della vita lavorativa in senso stretto, anche di altri aspetti della vita famigliare di una donna. Tali incentivi dovrebbero essere legati al numero dei figli e al lavoro di cura che la donna dedica ai famigliari non autosufficienti, facendo di fatto due lavori contemporaneamente.

Reddito minimo di genitorialità
Prevedere un reddito integrativo per uno dei genitori che decida di accedere al part time per la cura dei figli. Ciò consentirebbe al genitore di accudire il figlio nei suoi primi anni di vita presumibilmente entro i 10/11 anni senza uscire completamente dal mondo del lavoro e avendo un aiuto economico aggiuntivo.

Over 65
Promuovere il progetto denominato “Una Repubblica a misura di anziano” con la creazione di una mappa dei servizi sul territorio.
Gli anziani sono una risorsa inestimabile, ed è quindi necessario sostenere la qualità della vita di una popolazione sempre più longeva. È essenziale avviare un percorso per garantire la loro inclusione nella vita della nostra comunità, promuovendo politiche, servizi, e strutture progettati per “invecchiare attivamente” affinché, il loro patrimonio socio-culturale sia protetto e tramandato ai giovani della nostra Repubblica.

Formazione obbligatoria antiviolenza
Prevedere per tutti i lavoratori una formazione obbligatoria sulla violenza nei luoghi di lavoro (fisica, psicologica, sessuale e razziale) al fine di prevenire e contrastare la subcultura della violenza, della sopraffazione e dell’ignoranza.

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