CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

I tumultuosi cambiamenti innescati dall’economia globale, insieme alla re-cessione internazionale, hanno provocato un vero e proprio sovvertimento degli equilibri che sorreggevano il sistema economico sammarinese: i van-taggi storici del segreto bancario e dell’anonimato societario si sono tra-sformati in svantaggi. Le sempre più strette interdipendenze tra le econo-mie, l’esigenza di trasparenza finanziaria della comunità internazionale e la drammatica esplosione dei debiti sovrani di gran parte dei paesi europei, ed in particolare dell’Italia, hanno esposto la nostra Repubblica all’embargo della black list e allo scudo fiscale. Esse hanno prodotto il crollo del PIL, una brusca frenata della raccolta bancaria, l’aumento dei disoccupati, una lunga serie di chiusure aziendali e un pericoloso deficit delle finanze pubbliche.

L’azzeramento dunque dei tradizionali differenziali competitivi impongono al Paese il tempo delle scelte: si deve uscire cioè dalle logiche del passato, più tendenti a difendere i vecchi capisaldi che hanno sviluppato il sistema San Marino, avviando una coraggiosa e peculiare integrazione nel contesto internazionale.
Il nostro sistema imprenditoriale, caratterizzato da un’economia mista, ha tutto sommato ammortizzato l’effetto di una crisi devastante. Ciò significa che l’impalcatura esistente ha una sua intrinseca solidità, che però va raf-forzata e modernizzata attraverso una strategia che porti San Marino a competere nel mercato globale. In questa sfida il valore aggiunto è la so-vranità, non intesa come difesa di vecchi privilegi, ma come identità e ideali che hanno resistito più di 1.700 anni e rappresentano una storia unica e ancora attuale.
Scendendo più in profondità, riguardo ai tre macrosettori alla base della nostra economia: Turismo e Commercio, Industria e Servizi, Banche e Fi-nanza, c’è una condivisa valutazione su come contribuiscono alla ricchezza del Paese e su come potrebbero svilupparsi.

Turismo e commercio - Contribuisce alla ricchezza del Paese per circa il 15%. Nonostante la crisi, in questi anni il comparto ha tutto sommato man-tenuto le posizioni, ma considerando la relativa non dipendenza da variabili esterne, e l’unicità “dell’esperienza San Marino”, le sue potenzialità sono enormi. Il mix di territorio, paesaggio, storia e istituzioni, che con il ricono-scimento dell’UNESCO è diventato patrimonio dell’umanità, deve essere il punto di partenza per specializzare la nostra offerta turistica e commercia-le. Serve anche un nuovo piano di infrastrutture per collegare San Marino alle capitali europee e ai circuiti turistici delle regioni limitrofe, che già hanno un riconosciuto appeal internazionale. I flussi turistici esistenti, so-prattutto legati allo shopping delle aree commerciali periferiche, devono essere valorizzati attraverso un circuito virtuoso di eventi e offerte culturali e commerciali per distribuire presenze su tutto il territorio. Mancano inol-tre norme che incentivino e qualifichino l’e-commerce, settore in forte e-spansione e che può offrire nuove opportunità imprenditoriali. Va fatta an-che una verifica sulla recente legge che disciplina il commercio per valutare se gli obiettivi del legislatore hanno avuto una ricaduta efficace.

Industria e servizi - Rappresenta, insieme all’edilizia, circa il 53% del PIL e oggi sconta una pesante difficoltà perché è l’area economica più stretta-mente dipendente dalle variabili del mercato italiano. Il rilancio competiti-vo poggia su due parole chiave: innovazione e ricerca. Necessari quindi partnership con l’università del Titano e con i poli universitari limitrofi. In questa direzione il progetto del Parco tecnologico può rappresentare una spinta significativa per la riqualificazione dell’intero sistema di imprese in-dustriali e di servizio e può attirare nuovi investimenti. Nello stesso tempo lo storico tessuto manifatturiero va tutelato riconoscendo i bisogni di rego-le chiare per competere sul mercato italiano e su quelli internazionali, uni-tamente alla possibilità di rafforzare i progetti industriali in territorio.


Banche e finanza - Aggiungendo le assicurazioni, questo comparto rappre-senta circa il 19% della ricchezza nazionale. Il rilancio post scudo fiscale de-ve partire dalla valorizzazione degli asset bancari esistenti, passando dal pieno raggiungimento degli standard internazionali di trasparenza. Ma oc-corre fare un salto di qualità specializzando prodotti e sevizi: gestioni delle Holding finanziarie, servizi di tesoreria per le imprese, offerta di strumenti finanziari assicurativi evoluti. Di pari passo deve crescere anche la qualità dei controlli.

PA: oltre il luogo comune del “carrozzone”, un valore aggiunto per la crescita
Gli sforzi necessari per uscire dalla crisi non possono non coinvolgere anche la Pubblica Amministrazione. È necessario che essa divenga sempre più uno strumento a sostegno dell’economia reale in grado di offrire, a quanti desiderano fare impresa ed a tutti gli utenti, servizi efficaci, snelli e celeri, capaci di rappresentare un valore aggiunto del sistema-Paese.
Nonostante la troppo lunga attesa di una riforma complessiva, i servizi hanno mantenuto in generale un buon grado di efficienza grazie alla pro-fessionalità ed alla disponibilità dei dipendenti, tuttavia restano imprescin-dibili gli interventi di riordino generale che disegnino una struttura coeren-te, valida, chiara e diano certezze ai dipendenti superando l’attuale situa-zione caratterizzata da precariato diffuso e di lunga data, al fine di mettere gli Uffici ed i Servizi nelle migliori condizioni per espletare i loro compiti. Allo stesso modo occorre rivedere il ruolo del contratto privatistico ripristi-nando i meccanismi di definizione del fabbisogno e ricopertura dei posti anch’essi fermi da molto tempo.

L’evoluzione del percorso di riforma che è in atto e che si svilupperà in fu-turo dovrà tener conto di ciò, così come occorrerà investire sulla professio-nalità degli operatori valorizzando le legittime aspettative di chi può avva-lersi di maggiore esperienza e dando spazio all’apporto dei giovani con ele-vata preparazione, in modo da garantire quei servizi di alto livello che la società si aspetta e che, nella fase attuale, diventano indispensabili.

Da questo punto di vista va rigettata una certa tendenza, a volte espressa, più spesso data aprioristicamente per scontata, che vede nella Pubblica Amministrazione solo un “carrozzone” inutile e pletorico su cui intervenire mortificando il ruolo dei dipendenti anziché valorizzandone le capacità. Ta-le tendenza, oltretutto, non tiene conto della dimensione statuale dei nostri servizi, che devono sapersi relazionare anche con realtà esterne sempre più complesse e devono saper rispondere agli obblighi derivanti dalla adesione ad organismi internazionali, così come non tiene conto che spesso l’amministrazione pubblica è stata chiamata a svolgere un ruolo improprio di ammortizzatore sociale anche a causa della scarsa disponibilità di altri settori nei confronti di chi presenta ridotte capacità lavorative; su quest’ultimo aspetto risulta indispensabile sviluppare interventi sinergici tra pubblico e privato.
La stessa tendenza ad esternalizzare servizi, spesso presentata come moti-vo di alleggerimento del comparto pubblico, può rappresentare un boome-rang, in quanto rischia di diminuire l’offerta occupazionale interna e non garantisce, di per sé, una fonte certa di risparmio né prestazioni più qualificate.

Altrettanta attenzione occorre prestare al tema della privatizzazione dei servizi pubblici che, a fronte di una presunta maggiore efficienza e di una maggiore economicità, presenta il rischio di generare, in una realtà di ridotte dimensioni come la nostra, situazioni di monopolio che andrebbero a discapito della cittadinanza.


L’economia sociale nuovo segmento di sviluppo
Storicamente il tessuto sociale di San Marino è stato caratterizzato da una vitale attività associazionistica e di volontariato. Attività che negli ultimi anni si è ancora di più radicata e qualificata.
Una vivacità che va considerata come una grande risorsa per il Paese, so-prattutto in questo scenario di emergenza economica. Risorsa che può es-sere valorizzata su un doppio binario: quello ad integrazione dello Stato So-ciale e quello più squisitamente economico.
Nel primo caso bisogna accreditare l’ingresso del mondo delle cooperative, delle associazioni e delle Fondazioni in alcune aree del Welfare in particolare nei servizi dedicati agli anziani e all’infanzia. Per questo è necessario inserire nel quadro legislativo gli strumenti normativi che fissino garanzie e trasparenza nel rapporto fra lo Stato e il mondo no-profit.
Sul fronte economico esistono realtà che possono essere occupate da ini-ziative di economia sociale con concrete opportunità occupazionali e im-prenditorialmente sostenibili.
Esistono ampi spazi di intervento, ad esempio nell’ambito della gestione del verde e dei parcheggi pubblici (vedi ospedale), con progetti mirati al coinvolgimento dei disabili. Opportunità che si moltiplicano nel settore della raccolta differenziata dei rifiuti. Un serio piano di differenziazione, infatti, mette necessariamente in moto una nuova economia, ed è possibile andare oltre la raccolta differenziata, reinventando la materia degradata per creare la filiera del rifiuto. E’ immaginabile pensare a iniziative no-profit con la creazione di laboratori di eco-designer, di riassemblaggio del materiale informatico, di piccole produzioni di energia e di fertilizzanti.
Scommettere sull’economia sociale significa creare le condizioni affinché i sammarinesi possano gestire in prima persona e con spirito solidaristico le nuove esigenze della società, dando anche risposte alle esigenze di effi-cienza ed economicità del sistema di servizi pubblici.

Riforma Tributaria, un passaggio obbligato per il Paese
Crisi e criticità di bilancio hanno prepotentemente imposto all’agenda poli-tica la riforma del fisco. Riforma che è stata al centro di un lungo confronto fra Governo e forze sociali durante l’anno appena trascorso. Il sindacato ha raccolto con impegno e determinazione la sfida per rinnovare il nostro sistema tributario, non solo per far fronte con nuovi strumenti alla difficile contingenza economica, ma anche per diffondere una “cultura fiscale” intesa come dovere civico volto a perseguire il bene comune.

La direzione indicata dalla CSU è stata quella di affermare il principio cardine, sancito dalla Carta dei Diritti, che “tutti i cittadini devono contribuire al mantenimento dello Stato in base alla propria capacità contributiva”. In particolare attraverso il giusto equilibrio tra imposte, reddito, patrimonio e consumo. Obiettivo che può essere raggiunto solo se si avvia una seria lotta all’evasione fiscale per fare emergere tutti i redditi occultati.

Dopo mesi di confronto, al tavolo della riforma, si è raggiunto un soddisfa-cente punto di equilibrio nella direzione dell’equità, ma purtroppo l’impegno da parte del Governo di portare la nuova legge tributaria in Con-siglio Grande e Generale entro il 2011 è stato inaspettatamente disatteso.
Per la CDLS è invece urgente riprendere con forte determinazione il cam-mino della riforma fiscale senza stravolgimenti del testo concordato.
Nuovi ritardi tecnici o, peggio, mancanza di coraggio politico nel rimuovere interessi, privilegi e vantaggi di lobby e corporazioni, rischiano  di provoca-re contraccolpi gravi su due fronti: quello dell’equità e quello del risana-mento del bilancio dello Stato.

Per far fronte infatti ai mancati introiti che avrebbe portato la riforma tri-butaria, è stata varata una legge finanziaria che prevede nel 2012 pesanti tagli alla spesa pubblica, la riproposizione dell’ingiusto prelievo in busta pa-ga ai lavoratori frontalieri e un generalizzato aumento dell’IGR per tutti i redditi sammarinesi. Ma la vera novità della finanziaria è l’introduzione dell’imposta straordinaria sugli immobili, che rappresenta la misura più consistente sul fronte del gettito.
Secondo la Confederazione Democratica lo strumento che si sarebbe dovu-to applicare era un’imposta sui grandi patrimoni immobiliari e mobiliari, in modo da equilibrare i sacrifici spostando la pressione fiscale dai redditi e dalle imprese appunto ai patrimoni e alle rendite di natura speculativa.
Il fatto che non sia stata approvata la riforma tributaria in tempi utili, ha costretto il Governo a provvedimenti  “una tantum” di entità tale da pena-lizzare anche i redditi medio bassi e, soprattutto, ha impedito interventi strutturali tali da garantire maggiore efficacia ed equità.

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