CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

San Marino, 18 Marzo 2003

In merito all’intenzione del Congresso di Stato di varare una “tassa ambientale” per lo smaltimento delle acque reflue, la Confederazione Democratica guidata da Marco BECCARI ricorda che tale tassa non deve ricadere indiscriminatamente su tutti i cittadini, ma che devono pagare le aziende che effettivamente producono scarichi inquinanti.

Stando ai resoconti giornalisti della seduta del Congresso di Stato di lunedì 17 marzo, il Decreto sulla tassazione delle acque reflue è ancora in fase di preparazione e due sono le ipotesi di tassazione: la prima prevede un corrispettivo per i reflui calcolato in base alla quantità consumata di acqua potabile; la seconda ipotesi invece prevede una tassa specifica relativa ai reflui scaricati, con la possibilità delle aziende di dotarsi di misuratori di portata e depuratori.

E’ evidente che l’imminente Decreto (l’uscita è prevista entro la fine di marzo) deve basarsi sulla seconda ipotesi, evitando cioè di far pagare agli scarichi domestici di migliaia di cittadini anche i residui chimico-industriali delle area produttive.

La tassa ambientale non deve dunque trasformarsi in una tassa pura e semplice. Lo dice del resto anche l’Accordo sulla Politica dei Redditi sottoscritto tra governo e le parti sociali nel gennaio 2001. Al capitolo sulle politiche delle tariffe e dei prezzi, il governo si è impegnato con tutte le parti sociali a studiare un sistema di tassazione delle acque reflue che non faccia più sostenere tale costo in modo indistinto a tutti gli utenti, ma lo attribuisca a chi produce residui inquinanti.

 

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