CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

San Marino, 8 Aprile 2003

Continuano gli incontri tra CSU e forze politiche per presentare la proposta di riforma del finanziamento sindacale con l’obiettivo di avviare al più presto l’iter legislativo in Consiglio Grande e Generale: dopo il faccia a faccia con la Democrazia Cristiana è infatti in agenda per giovedì 10 aprile 2003 l’incontro congiunto con il Partito Socialista e con il Partito dei Democratici presso la sede della CSU.

Sul tema registriamo con profondo rammarico l’intervento del presidente del comitato promotore del referendum sull’abrogazione della legge del ’68 sul finanziamento sindacale, Marino Bollini.
Di fronte alla precisa scelta del sindacato di superare lo 0,40 e avviare una profonda riforma dei meccanismi di finanziamento, i promotori del referendum preferiscono agitare nuove polemiche, bollando addirittura come ingannevole la nostra proposta legislativa.

Proposta, è bene sottolineare, che affida democraticamente ai lavoratori la scelta di decidere periodicamente quanto e come finanziare il movimento sindacale.
Insomma, senza inseguire contrapposizioni polemiche o trasformare lo 0,40 in un tabù intoccabile, abbiamo con serietà e responsabilità aperto un processo di riforma limpido e democratico, che rinnova sostanzialmente le forme di finanziamento, affidandole direttamente ai protagonisti del mondo del lavoro. Finanziamento che sarà in ragione dell’attività contrattuale e del ruolo sociale che le organizzazioni sindacali saranno tenute a svolgere.

A questo punto è caduta la maschera: dietro l’ossessione referendaria del comitato promotore non c’è la tanto sbandierata volontà di riformare e ammodernare le organizzazioni sindacali, ma c’è la volontà di smantellare la rete di tutele contrattuali e sociali che solo questo modello confederale e solidale di sindacato ha garantito a tutti i lavoratori e pensionati.

Quindi l’obiettivo è la disgregazione del sistema di protezione per i soggetti più deboli del mondo del lavoro, con forti rischi di approdare ad una deriva corporativa.
Lo 0,40 è dunque diventato un comodo e facile pretesto.

Non ci sfugge inoltre la logica tutta politico-partitica che sta dietro al comitato promotore del referendum. E’ del resto a tutti evidente che per i promotori celebrare la battaglia referendaria significa soprattutto ritagliarsi un po’ di visibilità politica, strappare qualche titolo sui giornali, garantirsi gli spazi in televisione. Insomma, un’occasione da non perdere per un partito nato solo da pochi mesi.

A questo punto è facile comprendere chi sta ingannando la volontà popolare e per questo ci auguriamo che la classe politica si rimbocchi le maniche e faccia quello che i cittadini-elettori gli hanno chiesto di fare: leggi e riforme nell’interesse generale del Paese.

 

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