CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

Intervento del segretario della Confederazione Democratica Marco Beccari dopo la Segreteria CSU di lunedì 23 settembre.

SAN MARINO, 24 Settembre 2002

Dopo la pausa estiva la Segreteria della Centrale Sindacale Unitaria ieri sera è tornata a riunirsi per fare il punto della situazione politico-sindacale. Sul tappeto i nodi contrattuali della Pubblica Amministrazione, dell’Industria e Artigianato e la strategia di risanamento del Bilancio Statale. Ecco l’analisi del segretario della Confederazione Democratica Marco Beccari.
“O si sbroglia in fretta la matassa contrattuale, che interessa ben 12 mila lavoratori, o il sindacato sarà costretto a ripartire dallo sciopero generale del maggio scorso”, afferma il segretario della CDLS.
“Sono oramai settimane che battiamo su questo tasto, ma i segnali che ci arrivano sono tutti negativi e in qualche caso persino paradossali. Mi riferisco alla trattativa sul contratto del Pubblico Impiego e alla linea scelta dal Governo di rispondere picche a tutte le richieste sindacali. Linea condivisa anche da diversi e autorevoli Segretari di Stato che solo qualche mese fa erano scesi in piazza per contestare a gran voce il costo-zero e reclamare una soluzione per gli oltre 600 precari. Non solo: prima ancora di aprire il confronto con il sindacato, il Congresso di Stato ha avuto la bella idea di rispolverare una vecchia Delibera sulla riorganizzazione degli uffici pubblici, riproponendo così il famigerato metodo Librandi, ovvero mettere il sindacato di fronte al fatto compiuto. Non ci siamo -
continua Marco Beccari - anche perché il vecchio blocco delle assunzioni, imposto anche quello con una Delibera, non ha prodotto grandi risultati dal momento che l’occupazione pubblica in questi ultimi anni è aumentata di circa 200 unità. Non è quindi con un ritorno al passato che si risolvono i problemi e non è neppure pensabile che si possano zittire le organizzazioni sindacali facendo appello a un generico senso di responsabilità di fronte al buco di Bilancio. Intanto perché al tavolo del rinnovo contrattuale non abbiamo chiesto nessun aumento, ma abbiamo semplicemente ribadito un sacrosanto diritto: difendere il potere di acquisto dalle buste paga dal caro vita dilagante. E poi perché una vera politica di risanamento dei conti pubblici non può essere né improvvisata né, tanto meno, concepita come una cura da cavallo a senso unico, dove a pagare sono solo i lavoratori dipendenti”.
Secondo il segretario della CDLS “fino a questo momento il Governo non ha presentato al Paese nessuna ricetta di risanamento e di sviluppo. Al contrario, abbiamo assistito a qualche improvvisazione, come nel caso dell’azzeramento dell’Agenzia Giovani Lavoro e dell’accorpamento dell’Ufficio Marchi e Brevetti; all’assurda idea dirottare i precari pubblici nelle aziende private, naturalmente facendo pagare allo Stato i costi della loro riqualificazione professionale e senza contare che nelle liste di collocamento centinaia di giovani diplomati e laureati sammarinesi spingono per un posto di lavoro. Nel frattempo, certo, in alcuni ambienti della maggioranza si è cercato di dare qualche risposta ai giovani di San Marino, discutendo con molto fervore sulla liberalizzazione delle droghe. Ripeto, non ci siamo.
Non è possibile chiedere al sindacato –
conclude il segretario della CDLS - atteggiamenti responsabili e collaborativi senza poi presentare un progetto di ampio respiro, ma continuando a parlare genericamente e indiscriminatamente di tagli, di ticket sanitari, di riduzione del personale pubblico e persino ventilando un aumento dell’Iva sui generi di largo consumo, spingendo in questo modo i consumatori sammarinesi a riempire la borsa della spesa fuori confine. Il Governo deve insomma cambiare strada e affrontare il nodo dei contratti abbandonando le rigidità del costo zero e del precariato. In poche parole, deve dirci se a pagare devono essere sempre i soliti, ovvero i lavoratori dipendenti e le loro famiglie. In questo caso il rischio è quello di ripartire da dove ci siamo lasciati: da un Pianello stracolmo di lavoratori, magari con qualche illustre compagno di strada in meno”.

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