CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

Dichiarazione del Segretario CDLS Marco Beccari

San Marino, 14 Ottobre 2002

Alla luce della pubblicazione di alcuni redditi di esponenti del mondo politico e del mondo imprenditoriale, il segretario della Confederazione Democratica, Marco Beccari, torna sul tema della giustizia fiscale. “Le cifre circolate in questi giorni sulla stampa sammarinese confermano quanto già da tempo avevamo denunciato: una seria e concreta politica di risanamento economico deve partire da interventi in grado di garantire una maggiore equità fiscale."
"Del resto basta scorrere le cifre del Centro Elaborazione Dati dello Stato per apprendere che la media generale del reddito di un lavoratore autonomo (imprenditore, commerciante, artigiano, libero professionista) nell’anno 2000 è stata pari a 26 milioni, 26.331.950 per essere pignoli.
E’ a tutti evidente che si tratta di redditi davvero improbabili, figli anche di un regime forfettario che fa più affidamento alla virtù dell’onestà di chi compila la denunce dei redditi, piuttosto che a impedire scappatoie e furbizie.
Anche per questo il sindacato, durante la segreteria CSU di martedì 8 ottobre, ha già fatto sapere al Governo che contrasterà con fermezza manovre finanziarie che ancora una volta tentino di far pagare chi ha sempre pagato fino all’ultima lira.
Mi riferisco – continua il segretario della Confederazione Democratica – alla concreta ipotesi di dimezzare la percentuale del 21 per cento per la produzione del reddito dei lavoratori dipendenti.
Ipotesi non smentita dal Governo nell’ultimo incontro, davanti a precise richieste fatte dalla CSU e non da dirigenti a livello personale. D’altronde non si può certo aspettare che ipotesi gravi si verifichino prima di protestare, altrimenti si è ‘fregati’.
Attendiamo di conoscere il documento del Congresso di Stato, ma a scanso di equivoci ricordiamo che quel 21 per cento di reddito esentasse è una sacrosanta conquista del mondo del lavoro e che non può certo essere messa in pericolo da scelte unilaterali, come la delibera sulla riorganizzazione della P.A. e l’idea di inserire il capitolo della mobilità nella legge di Bilancio 2003.
Non è insomma tollerabile colpire a senso unico, per di più con i contratti del settore pubblico e di quello privato ancora in alto mare perché, anche in questo caso, le proposte delle controparti non garantiscono neppure la difesa del potere di acquisto di salari e stipendi, non garantiscono cioè l’elementare diritto di allineare le busta paga alle dinamiche dell’inflazione. Se da parte del Governo non ci sarà dunque un radicale cambio di rotta, la mobilitazione dovrà sfociare in uno sciopero dell’intero mondo del lavoro dipendente”.

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