CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

A proposito del Referendum abrogativo della Legge numero 17 del 1968.


San Marino, 5 Dicembre 2002

Con l’iniziativa referendaria annunciata ieri dai consiglieri Monica Bollini e Giuseppe Rossi, affiancati dall’ex consigliere Marino Bollini, si torna a parlare del contributo obbligatorio al sindacato (0,40).
Questo tentativo di mettere in discussione l’autonomia finanziaria del movimento sindacale non è certo una novità, al contrario è un argomento che periodicamente, magari in concomitanza con momenti di intensa lotta dei lavoratori, torna sotto i riflettori del dibattito pubblico.
Non sfugge del resto alla Centrale Sindacale Unitaria che in alcuni settori dell’economia e della politica cova da sempre, più o meno velata, la voglia di ridimensionare il ruolo delle organizzazioni sindacali.

Non siamo dunque sorpresi, ma neppure allarmati.

Anzi, già da diversi anni è stata proprio la CSU ad aprire all’interno del mondo del lavoro una riflessione sull’obbligatorietà della quota sociale, proponendo addirittura forme alternative di finanziamento, che prevedevano la facoltatività del contributo e il suo inserimento nei contratti di lavoro. Una proposta, questa, sottoposta nel 1996 ad un Referendum fra tutti i lavoratori, che invece a maggioranza hanno confermato l’attuale sistema di finanziamento. Da allora sono passati sei anni e oggi si vuole ridiscutere lo 0,40? Il sindacato è pronto al confronto, senza sventolare tabù o barricarsi dietro chissà quali privilegi economici. Tuttavia è necessario chiarire fino in fondo che lo 0,40 è una quota sociale, fissata dalla legge numero 17 del ’68, che pagano solo ed esclusivamente i lavoratori dipendenti.

Non è quindi un contributo pubblico che riguarda tutti i cittadini della Repubblica, come ad esempio nel caso delle forze politiche. Il Referendum abrogativo voluto dai poteri forti e promosso dal trio Bollini-Rossi-Bollini, in un momento in cui la classe politica ha toccato i livelli più bassi, chiama invece in causa soggetti totalmente estranei allo 0,40, chiedendo loro di intervenire su una materia che riguarda strettamente il rapporto tra sindacato e lavoratori dipendenti.

Non solo, il quesito referendario non chiede la semplice abrogazione dell’articolo 3, che stabilisce l’obbligatorietà della quota sociale, ma chiede di cancellare l’intera legge del ‘68, mettendo in questo modo in discussione l’attuale carattere generale e confederale del sindacato e il principio-dovere della solidarietà e della tutela di tutti, ripetiamo tutti, i lavoratori occupati a San Marino e pensionati.
Dietro la fin troppo facile polemica contro lo 0,40, il Referendum nasconde in realtà il tentativo di disgregare e indebolire il movimento dei lavoratori, per trasformare il sindacato in una organizzazione di corporazioni dove alla fine è maggiormente tutelato il più forte.
Nel confermare la disponibilità di CSdL e CDLS a valutare nuove forme di finanziamento, ribadiamo che qualunque scelta si compia, questa deve essere finalizzata a consolidare il carattere generale e confederale del sindacato, in grado di sviluppare in autonomia la propria azione sulle politiche generali, sociali, contrattuali, e di assicurare servizi a tutti i lavoratori e i pensionati, rafforzando i valori e la pratica della solidarietà. In ogni caso, nei prossimi giorni gli organismi dirigenti delle due Confederazioni si riuniranno per definire e assumere le più opportune strategie progettuali.

agenda176x90

cartarisparmio

csuservizi176x90

logoSmacpng

 

fondazione176x71

 

asdico176

cdsl176x90

 

 

facebook

 

facebook_page_plugin